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Alcune ragioni per cui avete sentito parlare della Bolivia

Ogni paese è famoso per qualcosa. Che si tratti degli Italiani per quanto riguarda la pasta, degli svizzeri per i loro formaggi forati o per i canadesi grazie alla loro tendenza ad essere educati; abbiamo tutti le nostre caratteristiche uniche che ci distinguono dagli abitanti del resto del mondo. La Bolivia è un paese che abbiamo particolarmente amato durante il nostro viaggio e ci siamo resi conto che in effetti non è così conosciuta sulla scena internazionale. Tuttavia ci sono delle cose per cui è conosciuta, anche se magari non tutti erano consci del fatto che queste cose riguardavano proprio questo paese.

Le montagne

La Bolivia evoca immagini epiche delle Ande, una catena montuosa imponente caratterizzata da innumerevoli cime innevate. Alcuni dei panorami più suggestivi di questa incredibile e relativamente giovane catena montuosa si possono proprio ammirare qui in Bolivia.

I suoi record di altitudine

Non sono solo le Ande a puntare le loro cime verso il cielo. La Bolivia annovera altri record mondiali di altitudine: le saline più alte, il lago, la capitale, il campo da golf, il pub, la strada e la funivia. A queste altezze, il mal di montagna è un dato di fatto e bisogna prendere delle precauzioni.

Ci sono davvero un sacco di lama

Alle altitudini più elevate ecco apparire un’abbondanza di alpaca pelose che possono essere viste vagare sull’altipiano accompagnate dai loro pastori che naturalmente indossano abiti tradizionali. Altrettanto famosi sono i tessitori di lana di alpaca che creano souvenir per i turisti indiscutibilmente interessanti e colorati.

Il traffico di cocaina

I boliviani di certo non ne parlano, ma è innegabile che molti stranieri associno il paese al commercio di cocaina. La Bolivia è iul terzo produttore al mondo di foglie di coca (dopo il Perù e la Colombia), tuttavia la maggior parte dei locali non conosce i tragici danni provocati dall’utilizzo della coca raffinata.

Disordini politici

Il Sud America ha avuto la sua giusta quota di dittatori e la Bolivia non fa certo eccezione. Nel corso della sua turbolenta storia, il paese ha visto rivoluzioni, insurrezioni, sommosse e una porta girevole delle presidenze.

Le tante proteste

Una risposta a questo tumulto politico è la propensione della gente a protestare. I blocchi stradali e le marce sono diventati il ​​passatempo per eccellenza della Bolivia e un evento quasi settimanale nell’epicentro legislativo di La Paz.

Socialismo intransigente

L’ultimo presidente boliviano Evo Morales ha scosso la scena politica sin dal suo arrivo nel 2006. Evo ha da subito reclamato un infuocato messaggio socialista e antimperialista che certamente non gli è stato d’aiuto per quanto riguarda i rapporti con Washington.

Cappelli a bombetta e abiti gonfi

La cultura indigena è viva e vegeta in Bolivia, un paese in cui la stragrande maggioranza degli abitanti è di origine nativa. Ancora oggi, i cappelli a bombetta tradizionali e gli abiti gonfi di donne indigene possono essere ammirati ad ogni angolo.

I salar

La Bolivia vanta molti siti mozzafiato, anche se il più famoso è senza dubbio il Salar in cui ci si sente su un altro pianeta, il Salar de Uyuni. Questa spettacolare distesa bianca è la più grande e la più alta del mondo.

Quella che fu la strada più pericolosa del mondo

Ormai è diventata una grande attrazione turistica, ma in passato quando ancora non esisteva la larga strada che collega oggi La Paz a Cochabamba questa era davvero la strada più pericolosa del mondo da percorrere con una vettura o un camion. Oggi in tanti si recano su questa strada solo per poter dire di aver percorso la strada più pericolosa del mondo, anche se nella realtà delle cose ormai è solo una strada con due punti panoramici pluri-fotografati a pagamento.

Le Zebre che dirigono il traffico

Le zebre che controllano il traffico della principali città Boliviane sono diventate superstar internazionali.

Una prigione davvero assurda

In Bolivia, evadere di prigione è difficile, soprattutto se si tratta di San Pedro, sulle Ande, dove 2400 detenuti lavorano come pastori, guide turistiche, barbieri, carpentieri, lustrascarpe e produttori di cocaina. Uno di loro era addirittura in corsa per diventare vicepresidente, mentre scontava ancora la pena in cella. Le cinquanta guardie monitorano tutto dall’esterno della prigione. Si assicurano che nessuno scappi, per il resto tutto è concesso.

 

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