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6 Mesi on the road

Avevamo lasciato il nostro precedente racconto di viaggio a quando, circa due mesi fa, ci trovavamo a Bonito in Brasile. E’ quindi giunto il momento di fare un nuovo punto della situazione per cercare di individuare quali possono essere i prossimi spostamenti della nostra casa a quattro ruote, che come ormai avrete capito sono dettati più dagli eventi che da un vero e proprio programma.

Abbiamo trascorso diversi giorni a Bonito, una tranquilla località turistica dove è stato particolarmente divertente incontrare Ivo e Silvia che ci sono venuti a trovare dall’Italia. Qui ci siamo rilassati sfruttando le tante possibilità di effettuare sport acquatici e naturalmente non ci siamo lasciati scappare l’occasione di fare diverse esplorazioni con la nostra motocicletta.

Trovandoci a Bonito è stato praticamente impossibile non proseguire poco più a Nord restando sempre nella regione del Mato Grosso Do Sul, dove siamo entrati nell’immenso è affascinante Pantanal. Qui abbiamo potuto toccare con mano una natura incontaminata e ricca di una fauna e una flora che per la prima volta nella vita ci è capitato di ammirare, ma non solo, questa regione che per le sue caratteristiche geografiche non presenta grosse vie di comunicazione ci ha dato la possibilità di percorrere due incredibili strade sterrate: La poco conosciuta Transpantaneria del Sud e la famosa e più turistica Transpantaneria.

 

Nel Mato Grosso Do Sul da Aquidauana ci siamo quindi addentrati nel Pantanal mettendo per la prima volta le ruote sopra gli incredibili ponti in legno che sulla carta dovevano essere capaci di tenere ben oltre il peso del nostro Valentino. Tuttavia abbiamo imparato che su questa particolare direttrice non vigono le regole comuni, non ci sono controlli di nessun tipo e quindi i camionisti che sono costretti a transitare da queste parti non si fanno troppe remore a passare sui ponti con più del doppio del carico consentito. Il risultato è un enorme deterioramento della strada e dei ponti che spesso causano problemi sia a loro stessi che ai poveri malcapitati che come noi si trovano a percorrere lo stesso tragitto.

Tuttavia la bellezza dei luoghi attraversati dalla Transpantaneira del Sud sono di incredibile bellezza e la quantità di animali che abbiamo potuto ammirare è stata davvero elevata. La strada è stata praticamente tutta per noi, tant’è che quando abbiamo forato abbiamo trascorso tutta la notte nel bel mezzo della carreggiata senza che nessuno ci passasse affianco.

Oltre mille chilometri più a Nord invece ci aspettavamo di ammirare la Transpantaneira, famosissima strada di 150 Km che collega Poconè a Porto Joffre e che conta circa 150 ponti in legno. Questa l’abbiamo percorsa in moto e dobbiamo dire che a parte uno o due ponti in pessime condizioni nella realtà il tragitto si è rivelato essere molto meno emozionante rispetto a quello del Sud. Porto Joffre è di fatto un centro di accoglienza per i turisti che raggiungono questo luogo per effettuare la caccia fotografica al Giaguaro e quindi questo comporta prezzi elevatissimi e scarsa attenzione verso chi come noi invece desidera solamente godere di luoghi e spazi incontaminati. Abbiamo comunque trascorso una piacevole notte in compagnia di un gruppo di pescatori Brasiliani, una vera e propria esperienza di vita.

Lasciato il Brasile siamo entrati in Bolivia, per noi una vera e propria destinazione mitica per via delle tante fotografie ammirate e delle decine di racconti letti prima di questo nostro viaggio. Siamo entrati in questo nuovo paese da una via di accesso davvero interessante, una parte del Pantanal Boliviano dove in 400 km abbiamo incontrato appena tre villaggi. Essendo questa una strada praticamente inutilizzata sia da locali che tantomeno dai turisti, ci siamo in qualche modo dovuti inventare le modalità di esecuzione delle pratiche doganali, scoprendo che in Brasile queste andavano effettuate circa 80 Km prima del confine, mentre quelle Boliviane dopo circa 10 km dal passaggio di frontiera vero e proprio.

 

Questa si è rivelata essere una via eccezionale, ma anche qui qualche difficoltà l’abbiamo incontrata dato che non è mancata l’ennesima foratura ad una delle nostre gomme. Fortunatamente in uno dei pochi villaggi incorciati abbiamo incontrato un abile artigiano del pneumatico che in appena un paio d’ore di lavoro ci ha riparato la camera d’aria forata.

Dopo qualche giorno di guida e solitudine su questa fantastica strada siamo arrivati a Santa Cruz, città che ci ha accolto nel migliore dei modi grazie agli amici della Casa Del Almendro, istituzione fondata con la forza e la tenacia della Sig.Ra Teresa che in circa 20 anni di lavoro ha creato un centro di istruzione che integra bambini con discapacità a quelli abili. Qui ci siamo fermati circa dieci giorni, immersi in questa realtà solidale che ha contribuito non poco a darci una carica di energia per proseguire la nostra vita on the road.

Abbiamo lasciato Santa Cruz con non poca difficoltà visto che alla Casa Del Almendro ci stavamo sentendo praticamente come a casa nostra. Ma questo speriamo sia stato solo un saluto, non un addio dato che come capiremo anche più avanti la Boliva ci incanterà anche per altri aspetti.
Da qui inizieremo la nostra scalata per le Ande, iniziando pian piano a predere quota in direzione di Vallegrande e de la Higuera, due luoghi particolarmente importanti per la storia di Ernesto Che Guevara.

Lungo la strada per Vallegrande faremo diversi incontri, forse capendo quanto le storie raccontate sui banditi Boliviani forse siano più leggende che realtà. Il popolo Boliviano qui ci accoglie a braccia aperte, sorrisi e parole di augurio per la nostra vita on the road sono all’ordine del giorno. Perdipiù impariamo ad apprezzare l’economia del paese, a partire dal suo carburante (di cui parleremo in seguito) per finire con la normale spesa quotidiana per mangiare.

A Vallegrande rimarremo diversi giorni, e ci sembreranno davvero pochi. Un clima rilassato, un paesaggio montano aspro ma accogliente ci è parso il luogo ideale dove trascorrere dei bei momenti di relax. Qui abbiamo approfondito la storia della morte del Che, andando a visitare il luogo dove questo è stato prima catturato e poi ucciso, La Higuera.

Abbiamo percorso i 100 km che collegano Vallegrande a La Higuera in moto e questa si è rivelata una bella e piacevole gita tra delle montagne che ci sono sembrate davvero il luogo ideale per allestire un campo di addrestramento rivoluzionario come il Che aveva avuto intenzione di fare. Dispersi tra i monti ci siamo immaginati la fuga e le battaglie dei rivoluzionari di Guevara che alla fine hanno dovuto cedere all’esercito Boliviano.

Oltre Vallegrande e La Higuera abbiamo continuato a salire e qui ci siamo trovati a guidare su una brutta strada che seppur sulla carta doveva essere la principale si è in realtà rivelata essere poco più che una via in via di costruzione. Brutta per quanto riguarda il rivestimento, più che assente diremmo distrutto, ma fantastica per i panorami che ci ha offerto per circa 400 km.

Quando raggiungiamo Sucre, a quota 3000 metri, scopriamo una fantastica città Coloniale dove non ci è dispiaciuto trascorrere qualche giornata. Parcheggiati un poco fuori dal centro abbiamo utilizzato i bus locali per spostarci da un luogo all’altro così abbiamo anche apprezzato l’ottimo servizio e sopratutto la sua grande economicità.

 

La strada che collega Sucre a Potosì, paese che abbiamo raggiunto in un paio di giorni di guida è stata un’altra bella sorpresa. Anche questa volta ci siamo trovati a percorrere una splendida strada, questa volta ben asfaltata, che ci ha portato a scoprire i primi altipiani Boliviani. Decine e decine di chilometri percorsi a oltre 4000 metri di altitudine fino a quando non ci siamo trovati ad ammirare da lontano il Cerro Rico, la montagna che ha reso famosa Potosì e la sua miniera d’Argento. Qui abbiamo parcheggiato il nostro Valentino nel parcheggio dei Bus e per qualche giorno ci siamo goduti l’aria frizzante e tonificante della città e la sua incredibilee colorata festa di danzatori e musicisti.

Da Potosì a Uyuni non occorre percorrere molta strada, tuttavia ogni metro calpestato offre un panorama mozzafiato. Qui una strada asfaltata di ottima qualità ci ha trasportato dal mondo colorato, vivo e trafficato di Potosì ad uno dei deserti di sale più grandi al mondo, uno spettacolo unico nel suo genere che non per nulla ci ha lasciato per diversi giorni a bocca aperta.

Il viaggio di scoperta di questa regione così affascinante della Bolivia sarebbe potuto durare delle settimane intere. Uyuni, piccola città polverosa, non appare così tanto modificata nel suo DNA per via delle migliaia di turisti che attira ogni anno. Più volte tappa degli ultimi Rally Dakar ci ha lasciato ampio spazio per visitare i suoi mercati e le sue larghe vie transitate da fuoristrada carichi di gasolio sui tetti.

Tra la notte passata nel Salar e quelle davanti al cimitero dei treni il tempo è scorso davvero veloce in questo paese dove anche le temperature estreme hanno iniziato a farsi sentire. Qui infatti per la prima volta nel nostro viaggio toccheremo i -10 durante la notte, ma fortunatamente grazie al riscaldamento della nostra piccola casa non sofriremo il freddo.
Tanti dai tour che partono da Uyuni portano alla famosa Laguna Colorada, un piccolo specchi d’acqua che si trova a 4300 metri di altitudine tra Bolivia e Chile. Per raggiungerla è necessario percorrere circa 400 km di pista, a tratti abbastanza brutta per via della Tole Ondulee, nel bel mezzo di panorami dalla scenografia unica al mondo. Naturalmente ci siamo voluti andare.

Attraversando un deserto fatto di pietre, sabbia, sale e fango ci siamo forse trovati nel bel mezzo di quello che potrebbe essere uno dei più bei percorsi mai attraversati fin ora, la pista delle lagune. Quattro giorni a stretto contatto con una natura estrema che ci ha fatto vedere da vicino gli splendidi Lama e gli affascinanti Fenicotteri rosa che qui su queste lagune amano vivere. Certo il vento e le notti gelide (-15) non sono state simpatiche da affrontare, ma d’altronde in questo luogo così remoto della terra bisogna essere pronti a quasi qualsiasi condizione climatica.

La Laguna Colorada in se è qualcosa di indescrivibile, i suoi colori, la sua placida acqua che accoglie centinaia di Fenicotteri e le montagne che la circondano come se volessero proteggerla rimarranno nei nostri ricordi a lungo. Non è stato semplice raggiungerla, ma sicuramente ne è valsa la pena.
Da qui abbiamo raggiunto San Pedro De Atacama, in Chile, dove ci siamo trovati immersi per la prima volta dopo tanto tempo in una folla di turisti radunati in questo piccolo paese. Qui abbiamo trovato un misto di Hippy, Hipster e normali viaggiatori alla ricerca delle emozioni proposte dal deserto circostante, tutti in un piccolo paese composto di fatto da poche vie le quali principalmente adornate dai manifesti dei vari tour.

Certamente i dintorni di San Pedro non ci hanno deluso, seppura pagando un ticket ci siamo diretti nella Valle della Luna, un percorso affascinante di poco più che una decina di chilometri dove è stato possibile passeggiare nel mezzo di un panorama desertico di assoluta bellezza e unicità.

La nostra casa a quattro ruote è stata una fedele compagna di viaggio fino ad ora, il nostro spazio, il nostro letto, la cucina e ciò che ci accompagna stanno pian piano diventando parte del nostro quotidiano stile di vita e questo non ci dispiace affatto.
Da San Pedro riprenderemo la via dell’Argentina, verso la regione di Salta, dove ci attende la nostra prossima parte del viaggio che con certezza non sappiamo dove ci porterà…

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