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Lagunas Route – Bolivia to Chile

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Per raggiungere il Chile da Uyuni si possono percorrere diverse strade, alcune più semplici altre più complicate e come spesso capita il fascino della seconda alternativa è superiore per via dei panorami che si possono ammirare. Studiando le mappe abbiamo individuato alcune piste che avvicinandosi al confine Cileno, dopo aver toccato diverse lagune ad alta quota e poi attraversato il passo del Hito Cajon a quota 4600 metri conducono direttamente a San Pedro de Atacama, in Chile.

Prendiamo altre informazioni ad Uyuni e capiamo abbastanza velocemente che queste piste sono parte di un percorso molto battuto dalle agenzie locali che portano i turisti a visitare il più famoso degli specchi d’acqua ad alta quota, la Laguna Colorada. Sono tutti percorsi fuoristrada che in circa 500 km collegano il Deserto di Atacama al Salar De Uyuni andando ad attraversare alcuni dei luoghi più fotografati della Bolivia. Inutile dire che ormai abbiamo deciso di percorrere una di queste, dobbiamo solo capire quale.
Analizzando più approfonditamente la mappa verifichiamo che esistono tre alternative per raggiungere la Laguna Colorada, quella che chiameremo il South West Circuit, il Central e l’Eastern route. Confrontandoci con altri viaggiatori in rete ne tracciamo sulla mappa le differenze, individuando come più significativo il South West circuit per via del maggior numero di lagune toccate, per la quota massima e per le la sua particolare vicinanza al confine Cileno dove le montagne raggiungono le altitudini maggiori. Tutte le piste convergono alla fine al Passo di Hito Cajon, dove la Laguna Verde e la Bianca quasi si uniscono al cospetto del vulcano Licancabur che con i sui 5900 metri di altitudine è visibile da ogni angolo di San Pedro de Atacama.

Come spesso accade quando si cercano informazioni su questo tipo di percorsi in rete si trova di tutto, chi dice che si tratta di una via troppo difficile per chiunque (a parte lui che scrive), chi dice che con facilità ha percorso il tragitto con una due ruote motrici, chi invece ha iniziato a percorrerla ed è poi tornato indietro. Parlare con gli autisti dei Tour Operator è totalmente inutile, perchè per farsi belli o per convincerti ad andare con loro, ti dicono che la pista è difficilissima o che addirittura ci si può perdere.

L’idea che ci siamo fatti è sostanzialmente questa: si tratta di un percorso di alta quota, tra i 4300 e i 5000 metri e quindi le temperature possono divenire rigide durante la notte. Gli unici punti di rifornimento di carburante sono Uyuni e San Pedro De Atacama, con forse la possibilità di acquistare della benzina (non gasolio) a San Cristobal, che si trova a circa 70 km da Uyuni. Nonostante non vi siano villaggi tra l’inizio e la fine dell’itinerario non riteniamo che ci sentiremo realmente soli, visto che i Tour operator di Uyuni e di San Pedro battono frequentemente il percorso. Questi durante l’itinerario alloggiano in alcuni punti della pista dove sono presenti dei rifugi, quindi lontani da questi durante la notte si sarà in assoluta solitudine. Nessuno viaggia di notte su queste piste. Comunque l’unico modo per scoprire come stanno realmente le cose è fare il pieno di Diesel e mettersi in cammino.

Giorno 1 – Da Uyuni alla Laguna Hedionda (207 Km)
I primi 100 Km di pista sono meglio che la metà delle strade asfaltate percorse fino ad oggi in Bolivia, una striscia continua di terra battuta che taglia in due un panorma desertico fatto di pietre e sabbia color arancio. Il cielo di un colore blu saturo è tempestato da piccole nuove che si muovono velocemente a causa del forte vento che a tratti fa oscillare anche il nostro camion.

Oltre San Cristobal il percorso sale leggermente di quota fino a 4600 metri per poi discendere nuovamente a 4300 dove costeggiando una catena montuosa innevata si attraversa un lungo altipiano ricco di acquitrini dove pascolano indistrubati centinaia di Lama.

Qui incrociamo l’imbocco della Eastern Route, un tappeto di sabbia compatta che si perde nella pianura alla nostra sinistra e poi quello del Central Circuit, che invece fa capolino in una piccola gola per poi far perdere le sue tracce visive parecchio distante dal nostro sguardo.
Poco prima di abbandonare la pista principale che prosegue fino al Salar de Chiguana per poi entrare direttamente in Chile attraversiamo una stranissima conformazione rocciosa che pare un opera d’arte della natura, una specie di corridoio tempestato di pietre rosse intagliate dal vento e dalla rigidità del clima.

Oltre questo strano paesaggio ci troviamo immersi in un nuovo entusiasmante panorama seppur questa volta coperto da minacciose nuvole grigie e apparentemente cariche d’acqua. Siamo consapevoli che la pioggia potrebbe far aumentare particolarmente la difficoltà del percorso specialmente quando abbandoneremo la pista principale, ma fortunatamente non dovremo provare questa esperienza.

A circa 15 km in linea d’aria dal confine Cileno (S21 23.972 W67 59.236) abbandoniamo la pista principale per avvicinarci alla montagna che si trova alla nostra sinistra. La pista da lontano è appena visibile, le tracce che conducono verso la montagna sono decine, ma quando ci avviciniamo alla parete rocciosa individuiamo il percorso da seguire.

Mentre ci divertiamo alla guida su questo stretto percorso roccioso che dopo qualche tornante ci porta a 4600 metri di altitudine incrociamo un fuoristrada in senso opposto, si tratta di una guida che accompagna alcuni turisti che gentilmente si ferma per darci alcune indicazioni. La prima cosa che ci dice è: Ma è grandissimo il vostro camion!!! poi ci spiega che questo primo tratto di pista è abbastanza ostico, tante rocce e crepe nel terreno causate dall’acqua, tuttavia raggiunta la prima laguna la situazione migliorerà decisamente.

La pendenza non è poca, ma procedendo lentamente non troviamo grossa difficoltà a raggiungere una zona pianeggiante dove le rocce lasceranno lo spazio ad una pista molto migliore che in circa 15 km ci condurrà alla laguna Hedionda, il primo specchio d’acqua popolato da Fenicotteri Rosa che incontreremo lungo questo impressionante percorso immerso nella natura Boliviana.

Trascorreremo la prima notte lungo la Laguas Route a 4300 metri di altitudine ammirando un tramonto sulla Laguna Hedionda in tutto il suo splendore.

Giorno 2 – Dalla Laguna Hedionda alla Laguna Colorada (81 Km)
Ci accorgiamo che la notte è stata più fredda del solito per via del fatto che per la prima volta da quando siamo partiti per il nostro viaggio il riscaldamento autonomamente ha deciso di partire. Guardiamo le temperature raggiunte e scopriamo che siamo arrivati a -12 intorno alle 6 del mattino, il che ci da qualche pensiero per via del Diesel, dato che potrebbe essersi “congelato”. Fortunatamente avevamo lasciato il camion con il serbatoio esposto ad Est, cercando di guadagnare qualche grado di temperatura che fosse in grado di scaldare il nostro carburante prima della partenza.
Prima di preoccuparci del Diesel ci godiamo però questo fantastico posto che in piena solitudine ci regala magnifiche immagini dei Fenicotteri intenti a procacciarsi il cibo.

Fortunatamente a parte qualche borbottio più del solito l’avviamento avviene senza problemi quando, alle 11 circa, ci sono ormai 8 gradi centigradi. Proseguiamo quindi il nostro viaggio verso il Chile raggiungendo la Laguna Chiar Kkota, dove incotriamo la prima vera difficoltà per il nostro camion.

La pista si arrampica leggermente su un crinale, ma circa a metà dell’ascesa la sua larghezza si dimezza a causa di un parziale crollo verso valle. Un mezzo più piccolo, guidato da una persona con un minimo di esperienza, non avrebbe problemi a passare, ma noi con le nostre 14 tonnelate al carico ci fidiamo poco. Dopo un po’ di analisi della situazione capiamo che l’unico modo di passare questo tratto di pista è aggirarlo cercando un passaggio più a valle. Facciamo circa 500 metri di retromarcia e iniziamo la ricerca. Fortunatamente torviamo un passaggio molto vicino alla laguna che in circa 800 metri di fuoripista e una salita un po’ ripida, ma che non è un problema per le marce ridotte di Valentino, ci porta oltre l’ostacolo.

Ci troviamo poi a guidare su un altipiano cosparso di terra e minuscole pietre, ci pare di essere tornati indietro di qualche mese, quando eravamo sulle piste Maroccchine, qui guadagnamo un po’ di velocità di percorrenza fino a quando non appare la vera e propria piaga per ogni amante dei percorsi fuoristrada, la Tole Ondulee.

La sabbia compatta che crea ondulazioni continue e prominenti ci costringe a rallentare parecchio. Nonostante la regola di guida su questo tipo di terreno dica che la velocità debba essere aumentata fino a quando le ruote non si trovino realmente a galleggiare tra un’ondulazione e l’altra noi preferiamo rallentare, visto che non abbiamo fretta. Ma prima o poi il terreno sotto le nostre ruote cambia sempre, così la Tole lascia spazio alle rocce di una splendida stretta gola che scopriremo in seguito essere una deviazione alla pista principale che invece proseguiva poco più bassa nella valle. Valentino passa appena in un paio di punti dove enormi rocce prominenti sembravano voler precipitare dalla parete al nostro fianco. Qui, a quota 4600 metri, troviamo la prima neve e enormi stalattiti di ghiaccio.

Dopo aver raggiunto i 4700 metri di altitudine il paesaggio cambia ancora, iniziamo la discesa verso la Laguna Colorada e qui ci troviamo a percorrere il peggior tratto di pista, non difficile, ma totalmente devastato dalla Tole Ondule. Le tracce dei fuoristrada che cercano conforto da questa situazione che uccide letteralmente le sospensioni dei veicoli si perdono ovunque, ma è inutile cercare scampo, ogni centimetro di terreno calpestabile è ricoperto di sabbia ondulata.

Ma quando raggiungiamo la Laguna Colorada, completamente tinta di rosso profondo con macchie di bianco sale e striature dal blu al giallo ci dimentichiamo della fatica fatta per raggiungerla. Semplicemente ci limitiamo a rimanere a bocca aperta nel luogo dove trascorreremo la notte, un’altura che offre un balcone privilegiato per uno spettacolo unico al mondo.

Giorno 3 – Dalla Laguna Laguna Colorada alla Laguna verde (97 Km)
Ancora una notte trascorsa sotto un cielo illuminato dalle stelle ma ancora più fredda della precedente visto che qui a 4350 metri di quota abbiamo raggiunto i -15 gradi. All’interno della nostra casa a quattro route non ci accorgiamo tanto della temperatura esterna, ma appena apriamo la porta un freddo pungente ci penetra la pelle, facendoci optare per un abbigliamento più pesante.

Passiamo un paio d’ore a passeggiare lungo la laguna anche se il fiato scarseggia quando dobbiamo camminare in salita. Ci godiamo lo spettacolo dei lama che si radunano su un isolotto e si metteno a mangiare dell’erba mentre i fenicotteri iniziano a svegliarsi dopo una notte passata uno vicino all’altro per trovare sollievo dal freddo.

 

 

Ci dispiace tantissimo abbandonare questo luogo, ma la strada da percorrere è ancora tanta e ci sono ancora tante cose da vedere. Valentino si mette in moto senza problemi, anche questa volta con il suo serbatoio principlae rivolto al sole che non tarda a scaldare. Con la Laguna Colorada alle nostre spalle ci infiliamo in un immenso plateaux di sabbia a grani grossi. La montagna che si trova davanti a noi sembra un imponente ostacolo per la pista, che però vediamo dalla mappa risalire una cresta per poi gettarsi dal lato opposto. Ci aspettiamo una balla salita che in effetti non ci mette molto a presentarsi davanti a noi.

Raggiunti i 4800 metri di quota ci troviamo in un sensazionale tratto di pista che percorre una cresta dal profilo ondulato, i bassi cespugli sembrano sparire sotto la sabbia che è diventata molto più fine e masticata dal vento. Sembra incredibile trovarsi ad un’altitudine tale e percorrere una pista tutto sommato così pianeggiante. A 4900 metri tocchiamo nuovamente con mano la neve, questa volta poggiandoci anche le ruote sopra così per provare il gusto.

Uscire dalla cabina è difficoltoso, il vento sembra voler portare via ogni forma di vita che si trovi nel raggio di decine di chilometri, ma naturalmente non ci facciamo scappare l’occasione di fare qualche scatto nel bel mezzo di una panorama così particolamente suggestivo per i nostri occhi.
La Bolivia ci aveva stupito per la particolarità della sua frontiera all’ingresso e non semtte di farlo all’uscita. Fortunatamente abbiamo scoperto che avremmo dovuto fare i controlli doganali per l’uscita dal paese presso la dogana che si trova all’interno del sito di estrazione di acido Borico di Hito Cajones, che naturalmente non è lungo la pista ma per essere raggiunta necessita di una deviazione di 5 km che porta diretti a quota 5000 metri.

Sbrigate le velocissime formalità doganali ci dirigiamo verso un nuovo sito molto interessante, quello dei Gayser che si trova a quota 4900 metri e necessita di una nuova piccola deviazione dalla pista prinipale. Questa si rivela essere leggemente pietrosa e di non facilissima percorrenza, ma di assoluto valore per l’occhio.

Riprendere la pista principale non è semplice perchè ancora una volta ci troviamo su un lungo Plateaux dove le tracce si perdono all’orizzonte e la Tole Ondulee torna a farci compagnia. Poi raggiungiamo la Laguna Salada, dove si trovano alcune sorgenti di acqua termale.

Proseguendo si attraversa la regione delle rocce di Dalì, stranissime conformazioni di pietre che sembrano piovute dal cielo giusto sopra una distesa verticale di sabbia finissima di un colore giallo intenso.

Da qui la pista migliora decisamente, sembra quasi spianata di recente e ci conduce velocemente verso il luogo dove la Laguna Verde e la Bianca sono separate solo da una sottile lingua di sabbia bianca e dove il Vulcano Licancabur si mostra fiero della sua altitudine che supera i 5900 metri.

Passeremo qui la notte, circondati da montagne cosparse di lingue innevate e coccolati da un fortissimo vento che ci lascerà tregua solo intorno alle 23. Quando il silenzio tornerà a farci compagnia scopriremo che la laguna è completamente illuminata dalla luna che sta pian piano avvicinandosi al plenilunio.

Giorno 4 – Dalla Laguna Verde a San Pedro de Atacama (90Km)
Anche questa notte ha fatto parecchio freddo e intorno alle 6 e 30 del mattino scopriamo che il nostro Webasto (caldaia responsabile del riscaldamento) si è bloccata a causa del congelemento del diesel che ha bloccato il flusso di carburante nella pompa. Guardiamo il picco negativo della temperatura e leggiamo -15.8 alle 6 del mattino. Naturalmente siamo un po’ preoccupati per la nostra ripartenza, ma siamo già pronti a prendere il Phon in mano e scaldare i filtri del combustibile in caso di necessità. Fortunatamente attendendo qualche ora prima di avviare il motore, giusto il tempo di ammirare la laguna congelata e i Fenicotteri che camminano sul ghiaccio, non avremo problemi nel ripartire.

Scaldiamo per bene il motore di Valentino e ci mettiamo in marcia verso la frontiera, che – avendo già fatto i controlli doganali circa 50 km fa – per noi sarà limitato ad un timbro del passaporto. Così avviene e in breve ci troviamo a 4600 metri dove entrando in Chile troviamo l’asfalto.

Da qui a San Pedro De Atacama, che si trova a 2400 metri di altitudine in pratica è tutta una grande discesa. Da chilometri di distanza è possibile ammirare il deserto di Atacama e pian piano che perdiamo quota ecco che le temperature si alzano.

Considerazioni finali
La Laguans Route è senza dubbio una delle più belle strade che abbiamo percorso, non l’abbiamo trovata complicata per le sue condizioni, ma sicuramente a tratti dura per via della Tole Ondulee e dei tratti rocciosi che causano per forze di cose rallenatamenti e scarso piacere di guida. Sicuramente la guida su un qualsiasi fuoristrada sarebbe stata più piacevole in certi momenti, ma le notti trascorse all’interno della nostra casa con la finestra affacciata in alcuni dei luoghi più suggestivi del pianeta, anzichè dentro la stanza di un rifugio, crediamo ci abbiano ripagato del rallentamento. Ma che dire, è il deserto, una condizione estrema per natura e quindi va preso per quel che è. Abbiamo letto di alcuni viaggiatori lamentarsi delle condizioni della pista, non trovando giustificazione al costo di 150 Bolivianos a persona necessari per entrare nel parco dove si trova la Laguna Colorada. A noi sembrano assurde certe lamentele, vista la localizzazione geografica del territorio, del fatto che si tratta di un area di parco protetta e dove quindi è necessario un rispetto stesso della flora e dalla fauna del luogo. Pensare ad una strada asfaltata in questo posto ci sembrerebbe come minimo un abuso di potere nei confronti della natura circostante. In moto? Dura per la richiesta di autonomia, per la sabbia sempre presente e per le temperature. Sicuramente l’Estate sarebbe più indicata comunque è richiesta una certa dimestichezza nella guida in fuoristrada.

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