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Southern Pantanal, la pista BR-419

Il Pantanal è una regione alluvionale la cui porzione più grande si trova in Brasile ma che si estende fino al Paraguay e alla Bolivia. Il nome stesso ne definisce il contesto, palude. E’ facile capire perchè sia stato dato questo nome a questo paradiso naturalistico, dato che oltre l’80% della sua estensione viene ricoperto dall’acqua per quasi nove mesi all’anno. La regione del Pantanal è stata classificata dal WWF come una delle ecoregioni del pianeta, infatti è considerata l’area con la maggiore densità di specie animali al mondo. Viaggiando in questa regione è infatti molto semplice avvistare animali di ogni genere, tra cui: giaguari, caimani, capibara, formichieri e anaconde.

Transpantaneira-do-sul

Viste le particolari condizioni del territorio a facile capire perchè non vi siano molte strade che attraversano il Pantanal, fondamentalmente in Brasile ve ne sono due: La Transpantaneira che collega Pocone a Porto Joffre e la BR-419 che va da Aquidauana a Rio Verde. Altre strade si addentrano nel Pantanal, ma mai lo attraversano come queste due. La prima, situata nel Pantanal del Nord nello stato del Mato Grosso è lunga circa 150 km e comporta l’attraversamento di circa 150 ponti in legno. La seconda invece si trova nel Mato Grosso Do Sul, è lunga 250 Km e di ponti invece ne ha circa 100. I ponti sono insieme agli animali i veri protagonisti di queste strade.
Trovandoci da queste parti non potevamo lasciarci sfuggire la possibilità di percorrere queste strade che insieme alla famosa BR-230 Transamazzonica, sono considerate tra le più belle ed emozionanti di tutto il Brasile.
La BR-419, a differenza della Transpantaneira è una strada molto poco frequentata, qui sopratutto transita del traffico locale legato alle numerose Fazende che si trovano lungo tutto il percorso. Tuttavia, molte di queste Fazende dispone di un aereo privato, quindi i mezzi su gomma che si possono incrociare sono rari.
Attraversare questa strada richiede quindi la consapevolezza che in caso di problemi sarà necessario cercare di cavarsela da soli.
Lungo tutta la BR-419 non sono presenti villaggi o altre strutture, quindi è importante avere la giusta riserva di acqua, cibo e naturalmente di carburante. Per quest’ultimo va anche tenuto in considerazione che le condizioni del terreno, spesso fangoso, possono aumentare notevolmente i consumi.

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Iniziamo il nostro viaggio:
Appena lasciata Aquidauana l’asfalto lascia il posto ad un nastro di terra rossa che sembra non avere soluzione di continuità. Il continuo acqistare e perdere quota consente di ammirare il panorama a diversi chilometri di distanza. E’ facile lasciare correre la fantasia in merito alle difficoltà a cui si sta andando incontro. Fortunatamente da subito ci vengono a fare compagnia diversi nuovi tipi di uccelli tra cui degli splendidi pappagalli.

pappagalli-pantanal-safari

Le nuvole si infittiscono, sappiamo bene che nel momento in cui iniziasse a piovere le condizioni del terreno potrebbero diventare difficili, tuttavia abbiamo tutto il tempo che vogliamo e alla peggio possiamo aspettare, quindi non ci lasciamo intimidire più di tanto.

sud-pantanal-strada-sterrata

Non percorriamo molti chilometri prima di incontrare il primo ponte in legno, fortunatamente questo, che non era neanche in pessime condizioni, ha un bypass, quindi ci togliamo ogni dubbio e lo aggiriamo. Naturalmente il taglio è possibile perché non ci troviamo nella stagione delle piogge, quindi l’acqua attorno a noi è ben più bassa rispetto a quanto sarà tra qualche mese.

ponti-legno-pantanal-del-sud

Gli animali intorno a noi sembrano volerci salutare a tutti i costi. Incrociamo lungo la strada il nostro primo Armadillo. In realtà è un po’ schivo, quando il nostro Valentino gli si avvicina si gira e se ne va per la sua strada nella foresta.

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I primi chilometri di pista non sembrano in brutte condizioni, anzi tutto sommato ci paiono meglio di molte altre strade sterrate percorse fin’ora. Ma non ci vuole molto per essere smentiti ed è la vista di un camion ribaltato che ci fa tornare in fretta con i piedi per terra.

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Come dicevamo il traffico è raro, ma quando è presente normalmente è costituito da grossi camion che trasportano merce per conto delle Fazendas. In questo caso l’autista del pesante camion che trasportava sacchi di sementi era evidentemente poco fiducioso del ponte in legno che aveva davanti, così ha tentato un passaggio laterale. Questa deviazione tuttavia si è rivelata subdola. Il terreno umido ha ceduto sotto il peso del camion a tre assi che è quindi scivolato inesorabilmente nel fosso. Fortunatamente nessuno si è fatto male, un trattore è già sul posto e qualche persona è al lavoro per scaricare il mezzo. Cercheranno a breve di tirarlo fuori, il nostro aiuto non sarà necessario.
I ponti in legno sulla BR-419 hanno una portata di 15 tonnellate e quando sono in buone condizioni non incutono particolare timore. Il problema è che raramente questi ponti sono utilizzati nel rispetto del loro carico massimo, e il camion ribaltato ne è la prova. Il nostro Valentino pesa 12 tonnellate, quindi ci fidiamo abbastanza della struttura in legno che ci deve sostenere. Incrociamo le dita e passiamo, d’altronde sappiamo bene che questi sono solo i primi che dovremo attraversare prima di raggiungere Rio Verde.

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Mettiamo altra terra sotto alle nostre ruote e alla vista del nostro primo formichiere gigante sobbalziamo dal sedile. Questo animale è un vero spettacolo della natura! Balzella davanti ai nostri occhi ondeggiando il sedere sotto il peso della sua enorme coda pelosa. Poi si gira verso di noi mostrando il lungo muso affusolato che è di fatto una vera arma da guerra per combattere le formiche. Le zampe tozze, striate di bianco, saltellano tra ciuffi d’erba, la sua passeggiata sembra una danza tant’è che anche un cavallo al pascolo ne pare affascinato.

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Più ci addentriamo nel Pantanal e più i ponti sono vicini tra loro, naturalmente quelli con il bypass non ci sono più dato che l’acqua ormai è praticamente ovunque intorno a noi.

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Alcuni ponti sono corti, mentre altri, spesso quelli dall’aspetto meno curato, sono lunghi qualche decina di metri. Ma pian piano ci stiamo abituando all’idea di attraversarli e praticamente l’unica cosa che rimane ad intimorirci sono le schegge di legno e i chiodi esposti che, nei ponti deteriorati, mettono a repentaglio i nostri pneumatici.

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All’improvviso inizia a piovere, inizialmente poco, poi senza lasciarci il tempo di accendere i tergicristalli viene giù un diluvio che ci toglie la visibilità della strada. Guardiamo la pista, il rosso diventa più scuro e le pozzanghere si fanno sempre più lunghe. Alcuni tratti di strada si deteriorano, il fango si appiccica un po’ ovunque ma siamo ben lontani da avere qualche difficoltà di movimento. Tutto sommato sembra che questo terreno risponda bene a tutta l’acqua che sta piovendo dal cielo.

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Poi – proprio quando sembra stia smettendo di piovere – attraversiamo l’ennesimo ponte e dopo aver percorso qualche centinaio di metri ci accorgiamo di avere una gomma a terra. Ci fermiamo a bordo pista e capiamo che la Pirelli è completamente squarciata. C’è poco da fare, dobbiamo cambiare la gomma e montarne una di scorta, ma comincia di nuovo a piovere e tra poco farà buio, decidiamo di pensarci domani mattina.
Siamo fermi sulla pista, ma c’è spazio per far transitare un’altro mezzo, anche se non temiamo un grande passaggio dato che oggi non abbiamo visto nessuno oltre al camion ribaltato.
La notte passerà tranquilla, la pioggia smetterà di cadere solo dopo diverse ore, ma sentiremo vari tipi di uccelli fare i loro canti prima di addormentarci. Poco prima dell’alba ci sveglia il rumore cupo di un camion. Immersi nel silenzio assoluto sentiamo il suo rombo allontanarsi per diversi minuti, chiaro segno di quanto sia priva di barriere acustiche la zona in cui ci troviamo.

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Sembra incredibile ma mentre siamo in procinto di cambiare la ruota arriva un vecchio camion Mercedes tutto infangato, l’autista si ferma e gentilmente ci da una mano a terminare il lavoro.
Riposizionata la gomma squarciata nel suo alloggiamento siamo pronti a ripartire e prendere quindi la direzione Nord verso Rio Verde che dista da dove abbiamo distrutto la gomma altri 150 chilometri.

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La notte ha portato ancora molta acqua sulla strada, ma tutto sommato questa non presenta grosse difficoltà.

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I ponti si susseguono, alcuni in buone condizioni e altri meno. L’unica cosa che possiamo fare è sperare che il ponte successivo sia un po’ meglio di quello appena attraversato. Non sempre sarà così però è stato divertente provarci.

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Le mucche sono sempre presenti a bordo della strada, tutto il Pantanal in pratica è un insieme di Fazende visto che circa il 99% del suo territorio è privato. In pratica nonostante non si incorcino molti viaggiatori e raramente si possono vedere le Fazende che si trovano a decine di chilometri immerse nel Pantanal, su questa strada difficilmente ci sentiamo soli dato che le mucche ci tengono sempre compagnia.

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A circa 30 chilometri da Rio Verde decidiamo di fermarci per trascorrere la nostra seconda notte su questa incredibile strada. Difficile trovare un angolo appartato dato che la vegetazione a bordo pista ostruisce ogni passaggio. Troviamo un piccolo spazio non distante da un vecchio cancello in legno appartenente ad una recinzione per mucche. Ci fermeremo convinti che nessuno venga ad aprire questo cancello proprio questa notte.

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Il giorno successivo riprenderemo il nostro viaggio, attraverseremo altri ponti fino ad incontrare l’asfalto che in circa 10 chilometri ci condurrà a Rio Verde, piccolo paese dove potremo fare una visita al supermercato e comprare un po’ di prodotti che abbiamo terminato!

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