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4 Mesi: Where we are now!

Abbiamo lasciato l’Italia da poco più di quattro mesi ed è quindi giunto il momento di guardare la carta geografica per capire dove ci troviamo in questo momento. Dobbiamo farlo perchè da quando siamo partiti abbiamo spostato la nostra casa a quattro ruote seguendo più il nostro istinto che un programma vero e proprio. Così facendo ci è capitato di perdere il senso dell’orientamento, cosa che dobbiamo dire non ci è dispiaciuta affatto.

Siamo partiti senza programmi ben precisi, questo è vero, ma inizialmente una rotta di massima ce l’eravamo immaginata: Dall’Africa all’Asia, poi chissà, da qualche parte saremmo andati. Nella realtà delle cose il progetto iniziale è mutato abbastanza in fretta. Siamo arrivati in Africa ma venendo guidati dagli avvenimenti, dagli incontri e dalle emozioni provate quotidianamente siamo finiti in Sud America. Ciò è un bene, perché significa che abbiamo rispettato appieno la nostra idea di viaggio che volutamente è priva del più grosso dei limiti, la meta. Come si può seguire una direzione precisa quando non si ha una meta?

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Comunque sia andata in questi primi mesi di vita on the road è bene fare un minimo il punto della situazione, tanto per provare a capire meglio cosa sia successo e cosa ci abbia portati fin qui. Da quando siamo partiti da Milano abbiamo valicato diverse frontiere: Marocco, (Sahara Occidentale), Mauritania, Senegal, Uruguay, Argentina ed infine Brasile. Le pratiche doganali eseguite durante ognuna di queste frontiere ci ha regalato delle belle emozioni, ma nessuna eguaglierà quella tra Mauritania e Senegal (Leggi qui).

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Ma partiamo dall’inizio, perché siamo partiti dal Marocco? La risposta è molto semplice. Quando abbiamo iniziato la costruzione della nostra casa a quattro ruote, ormai più di due anni fa, avevamo solo una certezza, saremmo partiti da lì. E così abbiamo fatto! Fondamentalmente il Marocco è una terra che amiamo, ci ha sempre accolto a braccia aperte, lo conosciamo molto bene e quindi ci appariva come il luogo più semplice dove testare il nostro Valentino. Nella realtà delle cose il giorno della partenza il nostro camion non era proprio finito, ma ci eravamo già da tempo abituati all’idea che avremmo terminato i lavori on the road. Così, arrivati a Marrakech, paese dai mille colori, talmente accogliente che ti fa sentire a casa già dal primo giorno, ci siamo presi del tempo per sistemare un po’ di cose: piastra di cottura, para-spruzzi, impianto di riciclo delle acque grigie. Insomma ci siamo davvero divertiti.

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I primi giorni di viaggio in Marocco sono stati anche un momento di test di funzionamento di Valentino, così non ci siamo fatti mancare la ricerca di nuove piste, cosa che non smetterà mai di appassionarci.

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Dopo l’immancabile visita al Deserto ci siamo spinti sulle montagne, dove i berberi ci hanno nuovamente ricordano che la vita è dura, ma è talmente bella che non puoi sprecarla nascondendoti dietro il superfluo. Abbiamo attraversato con il nostro camion una bella regione dell’Atlante, il lago Bin El Oiudane (Leggi qui), la montagna chiamata la Cattedrale (Leggi qui) e la magnifica valle di Ait Bogoumez.

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Un poco più a Sud, oltrepassata Layounne siamo entrati nel Sahara Occidentale, trovandolo sempre più Marocchino, ogni anno più abitato, più dipinto dei colori tipici del reame, con le sue bandiere, con la foto del Re, con i viali di accesso ai paesi ricchi di palme e i piccoli monumenti all’ingresso dei villaggi. Le risorse di questa regione guidano la sua evoluzione e il suo destino, quale sarà ad oggi sembra ben chiaro, se questo sia giusto o sbagliato meriterebbe una discussione a parte. Di fatto il viaggio in questa terra è indimenticabile.Dopo circa un mese di viaggio ci siamo detti, perché non scendere di più, magari finché il caldo non ci farà dire basta? Non c’è voluto molto per decidere si o no, siamo partiti e basta.

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L’ingresso in Mauritania, tanto chiacchierato e a volte temuto in realtà si è dimostrato semplice e privo di problemi. La terra di nessuno è ancora li, ora mezza asfaltata e con i cartelli delle mine ben distanti dalla traccia principale (Leggi qui). Abbiamo percorso la Mauritania apprezzandone la costa, Nouadhibou, Nouakchott, sempre accolti da grandi sorrisi, curiosità e voglia di vivere. In Mauritania abbiamo assistito all’inizio del Ramadan, ai festeggiamenti sulla spiaggia il giorno prima dell’inizio del digiuno, proprio mentre centinaia di pescatori rientravano con il loro carico di pesce dopo una giornata di lavoro.

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Giunti qui non ci siamo voluti fermare, quasi dimenticando, o forse semplicemente non preoccupandocene, della rotta che ci eravamo prefissati. Alcuni incontri lungo la strada, tra cui una coppia di Spagnoli all’inizio della loro Transafrica ci hanno invogliato a scoprire almeno una parte dell’Africa Nera, quella di cui tanti amici ci hanno sempre raccontato con gli occhi luccicanti. Abbiamo deciso di entrare in Senegal, conoscendo bene tutti i problemi del caso, frontiera corrotta, mancanza di Carnet de Passage. Seguire l’istinto non sempre rende le cose facili, certo le rende vere, gli eventi vanno presi come vengono e bisogna sempre trarne il meglio, o se capita insegnamento. Ma la nostra voglia di conoscere non è stata frenata neanche quando in dogana siamo stati praticamente “derubati” di parecchi soldi (Leggi qui). Entrati in Senegal il caldo è arrivato, ma a Dakar ci siamo resi conto che forse, seppur difficile, non documentato, apparentemente impossibile, vi era la possibilità di imbarcare noi e Valentino su una nave Cargo e raggiungere il Sud America.

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Decisione presa a tavolino, ma questa volta la scrivania era quella dell’ufficio Grimaldi a Dakar. In pratica ci siamo guardati, abbiamo pensato circa un minuto e poi abbiamo detto: va bene. Concludere tutte le pratiche doganali per riuscire a partire non è stato facile, ma divertente si. (Leggi qui).
Prima di lasciare il Senegal, l’Africa, e quindi la parte dell’emisfero a noi nota, abbiamo voluto conoscere meglio il paese, uscendo da Dakar ed allontanandoci dal Nord che di fatto offrono una visione anabolizzata del paese. A Joal Fadiuth abbiamo trascorso qualche giorno presso la Missione Assunta, cogliendo alcuni aspetti della vita del luogo che altrimenti ci sarebbero sicuramente sfuggiti (Leggi qui).

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Il 19 di Giugno ci siamo imbarcati a Dakar sulla Grande Nigeria e per trenta giorni abbiamo vissuto una vita diversa che è stata scandita dai tempi della navigazione. Le ore trascorse a bordo sono volate via grazie all’equipaggio che si è rivelato di una gentilezza e una professionalità eccezionale. Una volta raggiunta Montevideo, quando da terra abbiamo visto la “nostra” nave abbandonare il porto ci è dispiaciuto parecchio. Abbiamo provato la stessa sensazione che si prova a veder partire un amico che non rivedrai per tanto tempo (Leggi qui).

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Ma quando ci siamo trovati con i piedi in un nuovo continente la sensazione che abbiamo provato quando ci siamo sistemati nuovamente nel nostro camion è stata davvero incredibile: ci siamo resi conto che durante la lunga traversata, seppur ne avessimo avuto il tempo, non ci eravamo preoccupati di pensare a dove ci saremmo diretti una volta sbarcati! Insomma, avevamo modificato drasticamente la nostra rotta ma, come se fossimo una bottiglia con un messaggio trasportata dall’Oceano, ora eravamo avevamo bisogno di decodificare il messaggio scritto al suo interno. Così, il giorno successivo, seduti su una panchina con in mano la nostra prima Empanadas abbiamo provato a leggere il nostro “messaggio”, in pratica a decidere dove dirigerci, cosa vedere, che sensazioni provare. Anche in questa occasione non ci è voluto molto tempo per prendere una decisione: qui ci sono 12 gradi, sono sufficienti, andiamo a Nord, poi vediamo. Rotta stabilita, Empanadas terminata.

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Abbiamo visitato Montevideo, una bella cittadina con diversi palazzi in Art Deco che ci ha ospitato per qualche giorno. Qui ci siamo trovati faccia a faccia con la Yerba Mate, vera protagonista indiscussa della vita di questa zona del mondo. E’ trascorso un week-end, poi dopo aver sdoganato il nostro veicolo abbiamo seguito prima il Rio de la Plata e poi il Fiume Uruguay spingendoci più a Nord. Siamo inciampati in un posto davvero singolare, Fray Bentos dove abbiamo toccato con mano un pezzo di storia Industriale davvero affascinante (Leggi qui). Ci sono state anche le soste a Colonia del Sacramento, Conchillas (Leggi qui) e diversi altri bei luoghi che ci hanno aiutato a farci ambientare in questo nuovo continente. Ci siamo abituati in fretta all’Uruguay, che grazie a dei tramonti meravigliosi ci ha regalato diverse piacevoli serate a stretto contatto con la natura.

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Entrando in Argentina abbiamo fatto la conoscenza con i doganieri Sud Americani, che ci hanno aiutato a ricordare quanto le ore trascorse presso le frontiere Africane fossero un lontane. Non essendoci preparati preventivamente a nessuna destinazione, non avendo pianificato soste, giri turistici o quanto altro, ci siamo limitati a scoprire giorno per giorno cosa poteva essere interessante andare a visitare in questa nuova terra. Questo meccanismo di apprendimento della realtà del luogo direttamente on the road ha di fatto delineato la nostra direzione del nostro cammino giorno per giorno. Siamo sicuramente stati guidati anche dalla nostra fame di luoghi poco frequentati, e questa in Argentina è stata facilmente placata grazie all’esperienza vissuta a Carlos Pellegrini. Situato nella riserva Iberà , Carlos Pellegrini è un piccolo villaggio immerso nella natura che dista almeno 150 chilometri di strada sterrata dal paese a lui più vicino. Qui le emozioni alla vista di flora e fauna si sono sprecate, e il ricordo delle ore passate a passeggio nella natura rimarranno indelebili nella nostra memoria a lungo. In Argentina abbiamo attraversato la regione di Missiones, dove si trovano delle importanti rovine di Missioni Jesuite: Sant Ignazio, Santa Ana e Loreto sono solo tre delle più importanti. Poi, proprio dove Paraguay, Brasile e Argentina convergono ci siamo trovati inermi spettatori delle cascade di Iguazù. Un vero spettacolo della natura (Leggi qui).

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La nostra rotta ha trovato un nuovo orientamento quando abbiamo deciso di limitare la nostra ascesa a Nord una volta raggiunta la Bolivia per poi iniziare a scendere nuovamente a Sud in direzione della Patagonia. Effettivamente la strada per raggiungere l’Asia si sta allungando un pochino, ma pazienza. In questo caso la decisione è stata dettata dalla stagionalità con cui si possono attraversare la regione delle Ande e quella della Terra del Fuoco. Chissà se questo programma non troverà una nuova linea nei prossimi mesi. Comunque, tra l’Argentina e la Bolivia le possibili direzioni potevano essere diverse, noi ci siamo diretti verso il Brasile, spinti dalla voglia di attraversare il Pantanal, ma sopratutto di incontrare Silvia e Ivo, che ci hanno fatto la sorpresa di venirci a trovare.

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Ora ci troviamo a Bonito, in Brasile, un tranquillo paese dello stato del Mato Grosso Do Sul famoso per le bellezze dalla natura che lo circonda. Più precisamente il nostro Valentino è parcheggiato nel parcheggio privato di una stazione di servizio che ci ha offerto ospitalità gratuita per qualche giorno.
Per ora la nostra rotta rimane questa, proseguiremo fino alla Bolivia e poi scenderemo a Sud… Forse!

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2 comments

  1. Vi sto seguendo, state facendo una delle cose più belle al mondo, di quelle coi vestiti addosso! In Italia tornate per le vacanze e poi ripartite, Valentino è molto robusto.
    Polpo.

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