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Il viaggio in cargo

Il viaggio in Cargo è di particolare interesse per chi come noi ha intenzione di muoversi da un continente all’altro al seguito del proprio veicolo, ma anche per chi vuole provare un’esperienza di viaggio diversa dal solito, un viaggio che non sia semplicemente lo spostamento dal punto A al punto B nel minor tempo possibile. Noi ci trovavamo in pratica nella prima condizione, ma anche nella seconda, e per questo avevamo bisogno di un metodo di trasporto un po’ speciale. Le navi che trasportano veicoli si chiamano tecnicamente Ro-Ro (Roll-on – Roll-Off) e sono quelle normalmente utilizzate per la spedizione via mare dei veicoli da un luogo all’altro. Pensiamo alle grandi case automobilistiche che producono le loro vetture in giro per il mondo e le vendono in modo altrettanto capillare. Scopriamo infatti che le vetture nuove normalmente non vengono infilate dentro dei container per essere trasportate, ma bensì vengono guidate da addetti direttamente a bordo della nave e successivamente scaricate allo stesso modo. Il grande business di queste navi che effettuano rotte transcontinentali è quindi l’Import export di veicoli, mentre il trasporto di passeggeri con veicolo rappresenta una minima parte del loro introito. I mezzi trasportati non sono solamente automobili – che comunque restano il quantitativo maggiore – ma anche camion, rimorchi, veicoli da cantiere, ruspe, gru, treni. E’ importante premettere che non tutte le compagnie che posseggono navi Ro-Ro consentono il transito di passeggeri, e quindi se avete deciso di viaggiare inisieme al vostro veicolo, sarà bene informarsi sulle possibilità di trasporto. Iniziata la ricerca non è da escludere che si debba modificare il proprio itinerario in base alle possibilità offerte dalle rotte dei cargo. Chi è invece intenzionato a viaggare su un cargo senza un veicolo al seguito troverà molta più scelta, dato che non essendo interessati alle navi Ro-Ro si avrà la possibilità di usufruire delle possibili rotte effettuate da navi che trasportano container o altri tipi di merce.
Scriviamo questo articolo del nostro blog durante la navigazione, sperando che possa essere utile a chi come noi sia in qualche modo interessato ad un viaggio di questo tipo.

La rotta dall’Europa al Sud America
Il principale attore di questa rotta è la compagnia Italiana Grimaldi, la stessa da noi utilizzata. Grimaldi possiede diverse navi che effettuano tutte la stessa rotta andata e ritorno, ovvero Amburgo, Antwerp, Tilbury, Le Havre, Dakar, Freetown, Vitoria, Santos, Rio De Janeiro, Zarate, Montevideo. Le navi che effettuano questa rotta commerciale sono di tipo Ro-Ro più Cargo, ovvero trasportano sia vetture che container. La traversata da Antwerp a Montevideo dura indicativamente 30 giorni, circa una settimana in più da Amburgo. Il servizio offerto da questo armatore prevede una particolarità interessante per i viaggiatori con veicolo al seguito, ovvero la possibiltà di imbarcarsi sul cargo ed essere dichiarati gli accompagnatori della propria vettura. Questa modalità di trasporto del veicolo agevola notevolmente le pratiche di sdoganamento presso il porto di destinazione, trasformando di fatto il viaggio in una traversata simile a quella effettuata con un normale traghetto. Bisogna prestare però attenzione al fatto che la compagnia effettua questo servizio solo se la partenza è effettuada da alcuni specifici porti Europei e se la destinazione è l’Uruguay, viceversa potrete provare una soluzione mista come quella adottata da noi, ovvero un biglietto dedicato ai passeggeri e il veicolo spedito invece come “pacco”. Anche in questo caso vità più facile per chi viaggia senza vettura dato che sembra possibile lo sbarco e l’imbarco praticamente ovunque.

La prenotazione
Quando ci si accinge a prenotare un viaggio in cargo bisogna mettersi in una condizione mentale differente rispetto a quella utilizzata per prenotare un normale traghetto. Premesso che grazie alla flotta che Grimaldi impiega su questa rotta le schedulazioni prevedono una partenza ogni due settimane, va detto che questa può variare anche di giorno in giorno per diverse cause. Importante poi sottolineare che le cabine messe a disposizione dei passeggeri sono limitate, quindi in periodo di alta stagione per il Sud America queste possono risultare tutte prenotate da mesi. Le cabine disponibili sono soltanto sei per un numero massimo di 12 passeggeri. Se avete quindi intenzione di viaggiare su una di queste navi in un periodo caldo per il turismo cercate di movervi con discreto anticipo. Per intenderci abbiamo raccolto testimonianze di persone che hanno effettuato la prenotazione tra i sei mesi ed un anno prima della partenza prevista. Se invece (come noi) viaggiate in periodo di bassa stagione le possibilità sembrano molto superiori, di fatto noi abbiamo navigato in compagnia di soli altri tre passeggeri di cui una coppia occupante la stessa cabina.
La prenotazione del biglietto passeggeri più veicolo (e quindi anche solo passeggeri) può essere effettuata direttamente presso l’ufficio Grimaldi a Napoli che si occupa esclusivamente del servizio di trasporto passeggeri sulle navi cargo. Noi abbiamo effettuato la prenotazione del nostro biglietto passeggeri comodamente on-line da Dakar parlando direttamente con il disponibile personale Italiano. Questi forniranno una previsione sulla data di partenza e le quotazioni relative al costo del viaggio, che sostanzialmente dipende da due fattori: tipologia di cabina, dimensioni veicolo.
Diversi stranieri, tra cui quelli incontrati in nave, ci hanno comunicato di essere passati da agenzie intermediarie quali Catalina Cargo o Sea Bridge. Queste due agenzie, entrambe note tra i viaggiatori, si occupano normalmente anche di diverse pratiche secondarie tra cui ad esempio quella di procurare l’assicurazione per il veicolo che sarà poi necessaria in Sud America.

Requirements
Per procedere alla prenotazione è d’obbligo possedere un certificato internazionale di vaccinazione contro la Febbre Gialla.
E’ inoltre necessario fornire all’atto della prenotazione un certificato assicurativo che preveda obbligatoriamente l’assistenza in caso di rimpatrio.

 

Alloggiamento a bordo
Parlando di prenotazione abbiamo premesso che uno dei due fattori differenzianti per il costo del biglietto, e quindi del viaggio nel suo complesso, è la cabina. Vi è infatti la possibilità di scegliere tra tre diverse tipologie di alloggiamento a bordo di queste navi: cabina interna, esterna o armatore.
La cabina interna è situata nel corridoio centrale del ponte e offre oltre al bagno con doccia un piccolo armadio e un letto a castello. Essendo una cabina interna non vi sono oblò che consentano alla luce del sole di entrare in camera. La cabina esterna ha invece un oblò che da sul ponte esterno due letti singoli bassi un armadio e una piccola scrivania. Naturalmente non manca il bagno con doccia e lavandino. L’oblò di questa cabina si può aprire e quindi nei giorni più caldi può essere utilizzato per far entrare un po’ d’aria fresca. La cabina è anche dotata di un televisore con presa USB, avendo quindi a dispisizone un Hard Disk o una chiavetta è quindi possibile guardare i propri film sfruttando uno schermo più grande di quello di un PC. Esiste poi la cabina armatore, la più lussuosa, che dispone di una stanza soggiorno separata dalla camera da letto e un letto matrimoniale invece dei due separati. Naturalmente ha anche questa un oblò che da sull’esterno.
Tutte le cabine sono dotate di un piccolo frigorifero, questo è molto utile per tenere in fresco dell’acqua sopratutto durante i giorni di navigazione più caldi.

Alimentazione a bordo
La vita a bordo è scandita dai ritmi della mensa. Compresi nel costo del biglietto sono inclusi tre pasti, colazione, pranzo e cena. I pasti dei passeggeri sono serviti nella stanza da pranzo degli ufficiali con i quali si condividono anche gli stessi orari. Nella sala da pranzo vi sono due tavoli tondi dedicati ai passeggeri, uno tondo dedicato agli allievi ufficiali e uno rettangolare per gli ufficiali di bordo. Gli orari dei pasti sono sempre gli stessi: colazione alle 8:00, pranzo alle 12:00 cena alle 20:00. La tabella di marcia cambia solamente quando la nave si trova in porto, in tal caso si cena alle 19:00.
Tutto il resto dell’equipaggio – in gran parte delle Filippine – mangia in una sala differente che si trova nel corridoio opposto. Di fronte alla cucina vi è una piccola stanza in cui si trova macchina per il caffè espresso, a fine pasti e a colazione viene offerto un caffè simile a quello che è possibile gustare al bar.
La colazione è sia dolce che salata. Viene servito del pane, che viene preparato a bordo tutti i giorni, burro, marmellata e Corn Flakes. Vi è poi un vassoio di salumi e formaggi che possono essere gustati con pezzi di pizza o focaccia che vengono preparati ogni mattina dal cuoco. Non manca caffè americano, acqua calda e latte.
Il pranzo è sempre di tre portate, un primo piatto composto da pasta o riso, un secondo di pesce e uno di carne. I contorni seguono la disponbilità della dispensa, l’insalata finisce presto e rimangono quindi legumi o ortaggi tipo cavolfiori e cavoli. Al termine del pasto viene servita della frutta.
La cena è anche lei di tre portate, spesso una minestra seguita da due differenti secondi piatti. Al termine, come per il pranzo viene servita la frutta. Il sabato a cena viene preparata la pizza, mentre la domenica viene preparato dal cuoco anche il dolce.
Al di fuori dei normali orari di pasto non sono disponibili altri servizi a bordo. Se avete quindi interesse nel bere bevande calde durante la giornata potrete utilizzare dei vostri thermos in cui farvi mettere dall’acqua calda dal cameriere.

Spazi dedicati ai passeggeri
Gli alloggiamenti e le aree dedicate ai passeggeri si trovano tutte al ponte 12, area in cui sono collocati anche le cabine di tutto il resto dell’equipaggio. A disposizione dei passeggeri vi è una ampia sala dotata di un televisore, due tavolini da gioco e dei divani. Si ha a disposizione un biliardino e un discreto assortimento di giochi in scatola. Nella stessa sala si trova una buona biblioteca dove è possibile trovare libri in diverse lingue. A prua si trovano la cucina con vicino la sala da pranzo. Al centro del ponte 12 si trovano le cabine interne e una piccola palestra che noi abbiamo trovato di fondamentale importanza al fine di garantirci un po’ di movimento quotidiano. In palestra vi sono due tapis-roulant, un tavolo da ping pong, due ciclette, un vogatore e diversi attrezzi per sollevamento pesi. A poppa del ponte 12 si trovano invece le cabine dei primi ufficiali di macchina, di coperta e del comandante. Poco distante di trova la cabina lavanderia, anche questa di fondamentale importanza, che è dotata di lavatrice ed asciugatrice. Dal ponte 12 si uscire all’esterno, qui durante la navigazione si ha la possibilità di utilizzare delle sdraio per prendere il sole, oppure la notte di guardare le stelle in attesa di intercettare la Croce del Sud. Al ponte 13, dove si trova la cabina di comando, si può accedere (tramite le scale esterne) solo quando non vi sono vetture, dato che di fatto è una grande piattaforma di carico. Durante la nostra navigazione abbiamo avuto la possibilità di soggiornarvi durante l’attraversamento oceanico e dobbiamo ammettere che è stata davero una bella esperienza.

 

Vita a bordo
I giorni di navigazione sono parecchi quindi è indispensabile trovarsi qualcosa da fare tra un pasto e l’altro. Sicuramente molto dipende da chi troverete a bordo, sia come compagni di viaggio che come equipaggio, ma per per ogni evenienza è bene prepararsi a passare da soli parecchio tempo. Bisogna anche tenere in considerazione che lo schedule del cargo può subire cambiamenti improvvisi, non ultimo può accadere di passare diversi giorni all’ancora davanti ad un porto, cosa che è successa a noi, quindi non fate troppo affidamento al fatto che potrete scendere per una passeggiata molto spesso. Un altro fattore differenziante è il meteo esterno, per quanto ci riguarda siamo stati praticamente sempre sul ponte esterno durante la traversata oceanica grazie al fatto che vi è stato sempre il sole a scaldarci, mentre giunti nel continente Sud Americano il meteo è peggiorato, quindi oltrepassata Rio de Janeiro abbiamo iniziato a trascorrere molte ore all’interno della nave.
La palestra è a disposizione dalle 9:00 alle 20:00, la sala dedicata ai passeggeri è sempre aperta ed è tra questo posto e la propria cabina dove si passa la maggior parte del tempo. Letture, film e giochi in scatola ci hanno fatto passare le ore velocemente, a volte anche troppo.
Durante la navigazione transoceanica il primo ufficiale ci ha accompagnato a fare una visita alla cabina di comando, la vista della plancia di questa enorme nave è davvero impressionante e avere la possibilità di comprendere meglio il funzionamento di alcuni strumenti, nonchè di sentire i racconti dei marinai sulla vita di bordo è stato davvero interessantissimo.

 

Il veicolo
Il primo ufficiale ci ha comunicato che i veicoli al seguito dei passeggeri e diretti a Montevideo quasi sempre vengono stivati al ponte 6. Così è avvenuto per il nostro camion e per il 4×4 dei signori Francesi partiti da Anversa e che hanno fatto la traversata insieme a noi. Durante la sosta ai porti, qualunue esso sia, non è possibile scendere a controllare il proprio veicolo. Questo viene fatto per ragioni di sicurezza – sia nostra che del veicolo stesso – dato che Grimaldi presta particolarmente attenzione al fatto che il personale di porto non vada a curiosare dove non deve. Tutti i ponti non interessati al carico scarico merci durante la sosta in porto vengono ben chiusi e sorvegliati dal personale di bordo, questo garantisce l’incolumità del proprio veicolo e del suo contenuto. A bordo ci sono state raccontate storie di passeggeri che pretendevano – anche in modo sgarbato – di sorvegliare personalmente il proprio veicolo durante le soste ai porti Africani, personalmente la troviamo una cosa inutile.
Quando ci siamo saliti a bordo a Dakar abbiamo spiegato al primo ufficiale che stavamo seguendo una procedura un po’ diversa dal solito, infatti essendo imbarcato come cargo il nostro camion sarebbe stato caricato dal personale portuale di Dakar e non da noi. Ciò con tutta probabilità sarebbe avvenuto il giorno successivo a noi, infatti dal ponte 12 potevamo vedere in lontananza il nostro Valentino tra centinaia di camion e vetture. Con grande gentilezza lui si è preoccupato di farci controllare il veicolo non appena questo è stato sistemato a bordo, e noi non abbiamo riscontrato problema di sorta.
Durante i giorni di navigazione invece, facendo richiesta al primo ufficiale, ci è stato concesso di scendere al veicolo scortati da qualcuno del personale di bordo. Naturalmente non è il caso di abusare della disponibilità dell’equipaggio ma personalmente non ci è mai stato detto di no. Inutile dire che nella stiva dove vengono caircati i veicoli fa molto caldo, quindi è bene evitare di lasciare sostanze e cibi deperibili.

Soste ai porti
Come anticipato non è possibile conoscere con molto anticipo quanto tempo la nave sosterà in un porto e sopratutto a che ora ci arriverà. Per questo motivo non è sempre possibile sapere se si potrà scendere o meno dalla nave per fare una visita.
Possiamo descrivere quanto successo a noi, riportando anche le informazioni che ci ha fornito il primo ufficiale circa i porti presso cui la nave sosta normalmente per più tempo.
Normalmente per lo sbarco viene consegnata una copia del passaporto e la lista dei passeggeri della nave. In Brasile ci è capitato che ci dessero direttamente il passaporto già timbrato in precedenza dalla polizia doganale salita a bordo per i controlli di routine.

Dakar (Senegal)
La nave si è fermata due giorni, i passeggeri che si trovavano già a bordo sono potuti sbarcare per fare una visita della città. Grimaldi attracca al molo 2, che noi conosciamo molto bene, e da qui a piedi è facilmente raggiungibile il centro della città che ruota attorno a Place de l’Indipendance. Appena fuori dal porto, specie se si proviene direttamente dall’Europa, ci si può trovare inizialmente spaesati. Un lungo viale animato da venditori ambulanti, piccoli baracchini che espongono prodotti di tutti i tipi, dai ricambi per auto ai biscotti per bambini. La gente è aggrovigliata tra camion in coda, belle macchine coi vetri neri e rottami col motore acceso. I tassisti che hanno la fortuna di fare qualche metro verso di voi vi chiederanno se volete un passaggio, ma se dopo una settimana di nave volete sgranchirvi un po’ le gambe per ora potete anche evitare di accettare il loro servizio. Potete dirigervi quindi verso Place De L’Indipendance dove avrete anche la possibilità di cambiare un po’ di contante. Quanto dipende molto da cosa volete fare, considerate che un taxi dal centro al porto non deve costaravi più di 1500 Franchi, che è già molto dato che noi normalmente pagavamo tra i 500 e i 600. I tassisti proveranno subito a sparare altissimo qualunque sia la vostra destinazione. Come minimo cercate di pagare la metà rispetto alla loro prima richiesta. Non molto lontano dalla piazza è possibile fare una visita ai mercati, dove si possono trovare i calssici prodotti tessili e di legno lavorati a mano. In questa zona potrete trovare ristoranti e fast food di quasi tutte le categorie e quindi prezzo. Per capire cosa proponevano un giorno tra i tanti passati qui siamo entrati in una specie di KFC, il costo era esorbitante, circa 9000 Franchi per un menù. Non molto lontano troverete invece piccoli ristoranti meno costosi dove mangiare cibo locale per 2500/3000 Franchi.
La gita in centro a Dakar è sicura, come in ogni altra grande città del mondo prestate solo attenzione a non farvi sfilare il cellulare di tasca. Non prestate invece molta attenzione a chi vi dice che è tutto pericoloso o brutto (normalmente ciò che sentirete a bordo), scendete e fate la vostra esperienza.
Per la connessione ad Internet potrete trovare WiFi gratuiti in vari ristoranti, non aspettatevi una grande velocità però. Per avere accesso alla rete anche dalla nave durante l’ormeggio sarà necessario acquistare una SIM card telefonica. Noi avevamo Orange, il costo iniziale della SIM è di 5000 CFA a cui poi và aggiunto il credito per navigare: 1000 CFA per 200 MB, 2000 CFA per 300MB 5000 CFA per 2.5GB.

Freetown (Sierra Leone)
L’ingresso via mare al porto è molto suggestivo, si entra in una baia che prima di divenire un ampio golfo si stringe attorno ad una zona dove evidentemente il mare è poco profondo. Un chiaro segnale del pericolo per una nave come la nostra è dato dalle scogliere che affiorano un po’ ovunque, così che la nave compie un tragitto molto particolare per avere accesso alla zona portuale. Prima dell’ormeggio si naviga per circa un ora ad andatura lenta, così che è possibile ammirare la città da un punto di vista privilegiato. Alcuni alti palazzi in stile moderno sovrastano ampie distese di baracche dai tetti di metallo ondulato arruginito. Ovunque piccole lingue di fumo si disperdono nell’aria, forse segno di qualche forno adibito all’affumicatura del pesce, o forse, con non meno probabilità, l’ennesimo cumulo di rifiuti bruciato. Sulla scogliera, in posizioni particolarmente suggestive, sorgono invece quelle che paiono belle ville dai recinti bianchi. E’ evidente anche dalla distanza il differente stile di vita di cui possono godere gli abitanti di questa città, che per tipologia di costruzioni e per dominanti cromatiche ci appare evidentemente piena di contrasti. A Sud, oltre una scogliera si ammira quella che deve essere una lunghissima spiaggia di sabbia gialla, difficile arrivare a vederne la fine, deve essere favolosa. La densità delle abitazioni è elevata, qua e la spuntano piccoli minareti, alcuni con cupole dorate, altri più sobri semplicemente dipinti di verde. Attorno alla nave, intente ad attività di pesca, piccolissime imbarcazioni, alcune con solo una persona a bordo e spinte da qualche rudimentale vela ricavata da tendoni che un tempo saranno serviti sicuramente ad altro scopo. Alcune imbarcazioni più grandi ci appaiono comunque in condizioni precarie, alcune quasi ci paiono dei relitti abbandonati al mare, ma sicuramente non lo sono.
La nave è rimasta ormeggiata al porto per circa un giorno, sulla carta è quindi possibile scendere a terra per fare una visita della città. In questo caso tutto l’equipaggio all’unisono ci ha sconsigliato di scendere, perchè a loro giudizio, la città è poco sicura. Nella realtà delle cose noi non siamo scesi per via del fatto che in questo caso sarebbe stato obbligatorio l’acquisto del visto il cui costo in questo momento è pari a 130 Euro. Oggettivamente ci è sembrato troppo per una mezza giornata di passeggiata in città.

 

Vitoria (Brasile)
La rotta eseguita dalla nave per raggiungere Vitoria dalla Sierra Leone è a tutti gli effetti una bella riga dritta sulla mappa nautica. Ciò significa che la prima terra avvistata dopo diversi giorni di navigazione sarà proprio quella circostante questa città portuale. Per quanto ci riguarda è stato divertente attendere sul ponte 13 della nave, binocolo alla mano, al fine di avvistare per la prima volta terra dopo diversi giorni. Da lontano, quando ancora la costa appare come una sottile linea scura appena marcata, si nota subito la particolarità delle montagne, catene di panettoni rotondeggianti, buffe vette che sembrano terra colata dal cielo, poi bagnata per essere ammorbidita, plasmata e addolcita al punto tale da non incutere timore a chi, come noi, giunge da lontano. Ci sembrano dei dolci sistemati ordinatamente sul banco di un venditore di strada, pronti per essere venduti e gustati magari dopo essere stati spruzzati con un velo di zucchero.
L’ingresso al porto di Vitoria, come quello di Freetown è molto suggestivo, nella realtà delle cose la prima città che si avvista approciando la costa è Villa Velha, che ci appare con tutte le sue imponenti costruzioni moderne costruite proprio in riva al mare. Davanti ad altissimi grattacieli si dipanauna spiaggia lunga qualche chilometro, probabilmente non avrebbe fine se non fosse stata chiusa da due piccole alture che la separano dalla successiva. Vitoria si trova dietro ad un piccolo promontorio verdeggiante, naturalmente dolce e privo di rocce accuminate, proprio dall’altro lato della costa di uno stretto golfo che sembra quasi un canale. Se non ci avesse avvisato prima l’equipaggio avremmo dubitato della possibilità che la nave entrasse direttamente in un così stretto spazio, addirittura passando sotto ad un immenso ponte di ferro. Navighiamo in uno stretto canale, accompagnati da due imbarcazioni da rimorchio per circa un’ora e ormeggiamo circa un’ora prima del tramonto. Da un lato vediamo la grande città di Villa Velha, dall’altro Vitoria, che si affaccia quasi completamente sul porto. Il contrasto con l’ultima città vista dallo stesso ponte di questa nave è impressionante, niente baracche, niente segnali di fumo, niente barche che paiono relitti.

 

La nave si fermerà a Vitoria solo qualche ora, abbiamo il tempo di scendere per fare una visita davvero rapida alla città e risalire a bordo all’orario che viene confermato dal primo ufficiale prima dello sbarco. A ricordarci che siamo su una nave Cargo e non passeggeri è il porto stesso, dato che qui vengono trattati solamente container e vetture. Il porto passeggeri si trova più vicino al centro di Vitoria, mentre noi ci troviamo abbastanza distante. Nonostante sia un area commerciale questa è pulitissima e ben organizzata, ben lontana dallo stereotipo di “porto zona pericolosa” per intenderci. Scesi dalla nave si procede verso un controllo passaporti che viene eseguito in un ufficio adiacente l’uscita, dopodichè si è fuori. Per raggiungere il centro in questo caso è indispensabile interpellare un taxi. Qui vi è la possibilità di utilizzare un servizio privato o per il ritorno i taxi a tassametro dato che questi non sostano davanti al porto. Contrattiamo il prezzo del viaggio di andata in taxi a 10 Dollari americani, considerando che inizialmente ce ne sono stati chiesti 20 e che il centro dista circa 20 minuti di auto.

Noi ci siamo diretti a Villa Velha, che si trova leggermente più vicino di Vitoria, dove siamo stati accolti da un viale pieno di ristoranti che propongono la classica carne alla brace, negozi di tutti i tipi e grandi supermercati. La nostra uscita era volta si ad avere un primo impatto con il continente, ma sostanzialmente per cambiare dei contanti in Reales e per acquistare una scheda telefonica che ci servirà anche in seguito. I soldi ce li cambia direttamente il tassista, la scheda telefonica invece la acquistiamo in un Drugs Store che ci propone una SIM VIVO al costo di 5 Reales più 15 per la ricarica necessaria ad attivare una promozione che ci garantirà 1.5 GB di traffico a settimana. L’attivazione della SIM non risulta altrettanto semplice rispetto a quanto trovato da noi fin ora, ma fortunatamente la simpatica commessa ci presta il suo aiuto e in circa 30 minuti abbiamo Internet sul nostro Tablet.
Non abbiamo molto tempo da passare a terra, quindi optiamo di sfruttarlo con una rapida visita ad un supermercato, utile per capire il costo medio dei prodotti e per una sosta ad un chiosco dove mangiamo un ottimo Churrasco di agnello che paghiamo 7 Reales (ad oggi circa due euro).

Rio de Janeiro (Brasile)
Rio non è certo una città che necessita di presentazioni, chi più chi meno tutti conosciamo i sui simboli più famosi, la spiaggia di Copacabana, il Cristo, il Pan di Zucchero. Si tratta certamente di una città da scoprire da cima a fondo, ma per quanto riguarda il viaggio in cargo, dato il tempo di sosta limitato, le possibilità di poterla visitare non sono molte. Va premesso che anche in questo caso la nave ormeggerà nel porto commerciale della città, che si trova parecchio distante dal centro, circa 30 o 40 minuti di auto. A seconda dell’orario di arrivo della nave è possibile sbarcare e organizzare un tour nei luoghi più caratteristici della città, tenendo in considerazione che l’equipaggio ci ha detto che normalmente a Rio si sosta per un periodo raramente superiore alle 12 ore. Una visita potrebbe essere organizzata utilizzando un singolo Taxi, il cui prezzo forfettario andrà concordato preventivamente. Tale costo, se diviso con altri passeggeri, potrebbe tutto sommato non essere eccessivo.

Già quando mancava più di un ora di navigazione per raggiungere la baia avevamo avvistato, grazie al binocolo, il Cristo e il Pan di Zucchero. Emblemi della città e spesso utilizzati per rappresentare il Brasile insieme al suo carnevale, ci preannunciavano un ingresso a dir poco glorioso nel porto. Avvicinandoci mettiamo a fuoco le costruzioni che, seguendo uno stile già visto a Vitoria, delineano la famosa spiaggia di Copacabana, luogo che nella memoria di tutti meglio rappresenta la vita di mare del Brasile. Poco distante si scorge la spiaggia di Ipanema, più alla moda in questo periodo, ma è la vista del Pan di zucchero che più di tutte ci ammalia lo sguardo. L’immensa baia di Guanabara ci abbraccia proprio quando il sole è già tramontato e migliaia di luci brillano tutto introno alla nostra nave. Questa procede lenta tra le boe rosse e verdi che ne delimitano il percorso proprio come fosse una strada.

 

Noi siamo attoniti sulla passerella del ponte 12 e rimaniamo a bocca aperta immaginando ciò che devono aver provato i protoghesi giunti per primi qui. Il Cristo brilla di una luce innaturale, intensa e ben definita, il Corcovado è lontano eppure ci sembra di vedere perfettamente gli occhi di questa immensa statua a braccia aperte. Sappiamo benissimo che sono lampioni ad illuminarlo, ma la suggestione ci fa correre l’immaginazione e così ci pare possibile che sia qualcosa di extraterreno a renderlo così ben visibile ai nostri occhi smarriti. Avvistiamo degli aerei che sorvolano la baia e ci rendiamo conto che stiamo navigando proprio davanti all’aeroporto, la pista è praticamente un fazzoletto di terra che galleggia sul mare. Tutto è così immenso che ci pare di toccarli gli aeroplani, eppure non ne sentiamo il rumore dei motori, mentre ci pare più marcato quello delle gomme dei carrelli che stridono sull’asfalto nel tentativo di bloccarne la corsa dopo l’atterraggio. E’ strana questa sensazione, è come se il cielo sopra Rio non appartenesse a ruomori terreni, tutto ci sembra ovattato, accogliente. Poi, improvvisamente, la situazione di trance viene interrotta, la nostra nave emette il suo ruggito di avviso, o di saluto, non sappiamo bene. Tutto d’un tratto questo suono ci porta in una condizione di appartenenza a questo luogo, ne rimuove l’ovatta che lo avvolge e ce lo porge su una mano. Forse entrando nella baia le navi segnalano ai passeggeri, e a chi sta a terra, che anche i nuovi arrivati fanno parte di questo luogo che indiscutibilmente porta con se qualcosa di magico. Dietro di noi un lungo, interminabile ponte collega Rio a Niteroi. Il ponte è completamente illuminato dalle luci bianche e rosse delle macchine, immaginiamo che sia gente che torna a casa dopo il lavoro oppure chi si sta spostando per iniziare la serata. Un fiume di auto che pure loro sembrano accerchiare la nostra nave intenta a prendere posto al molo che ci è stato assegnato. D’improvviso intorno a noi compaiono le pile di container e i parcheggi infiniti di auto che attendono di essere caricate e trasportate in qualche parte del mondo. Il primo ufficiale ci comunica che la partenza è prevista per la mattina successiva, gli stivatori lavoreranno tutta la notte per caricare più di 700 auto nuove di zecca sopra e sotto la nostra testa. Questa schedulazione non ci concede molto tempo per una visita a Rio e quindi decidiamo di attendere il nostro ritorno in camion per godere a pieno di questa città.

 

Santos (Brasile)
La nave getta l’ancora nel golfo di fronte a Santos di prima mattina, gli ufficiali ci dicono che l’ingresso al porto è previsto per il pomeriggio e che la navigazione necessaria per arrivare al luogo dell’ormeggio è abbastanza lunga. Effettivamente guardando la mappa appare evidente la strana conformazione di questo posto, di fatto Santos è un’isola ritagliata all’interno della costa e praticamente tutto il canale che la circonda è un enorme porto. Santos è il più grande porto commerciale del Brasile, è in pratica il porto di San Paolo, grande capitale economica del paese. Con un porto conformato in maniera simile non ci stupisce di dover attendere un po’ prima dell’ingresso. Usciamo all’esterno e ci rendiamo conto ancora meglio di dove ci troviamo, oltre 40 navi all’ancora attendono come noi in questo luogo. In rada la nostra Grande Nigeria ondeggia al ritmo delle onde e ogni tanto trema emanando dei forti rumori metallici che echeggiano per diversi istanti, è la catena dell’ancora che ci ricorda la nostra condizione di attesa e che non possiamo ancora andare da nessun’altra parte. Alcune nuvole arrivano da Nord, per ora non piove, ma temiamo che l’acqua possa arrivare proprio durante l’ingresso a Santos, ciò sarebbe davvero un peccato visto che si preannuncia un momento di particolare interesse turistico per noi. Dopo pranzo, rispettando quanto ci era stato detto, ci raggiunge la piccola imbarcazione che trasporta il pilota, ormai lo sappiamo anche noi, ciò significa che è giunto il momento di iniziare la navigazione e quindi di entrare in porto.

Davanti a noi, si direbbe a pochi metri (per i nostri inesperti occhi), transita una grande nave container. E’ enorme, solo guardando qualcosa di altrettanto grande ci rendiamo conto di quanto sia imponente la nostra nave, che con i suoi 240 metri di lunghezza non sfigura davanti a quella che ci ha appena passato. Ci mettiamo in coda, il primo ufficiale ci dice che è normale formare dei convogli tipo questo ed entrare in porti simili in coppia con altre navi. Ci appare davanti la spiaggia di Santos, siamo talmente vicini che ci pare di vedere i bambini che giocano a pallone sulla sabbia. Dietro la spiaggia, cosa a cui ormai siamo abituati qui in Brasile, si dipana una lunga distesa di alti grattacieli in stile moderno. Sembrano piazzati in modo molto attento, i più alti davanti e via via i più bassi dietro. Le strutture sono moderne, tutte diverse l’una dall’altra e non pacchiane, tutt’altro che palazzi dormitorio o agglomerati urbani. La prima fila è composta da grandi alberghi, residence, sedi di aziende, evidentemente un’area ricca di questa città che invece ci aspettavamo essere un grosso centro industriale con annessa l’area portuale. Da qui, seppur a poche centinaia di metri dalla spiaggia, ci sembra incredibile che dietro queste mura e una raffinata spiaggia di città si celi il più grande porto commerciale del Brasile, insomma ci si aspetterebbe inquinamento, traffico, enormi silos e capannoni in calssico stile eco-mostro, invece no. La nave procede ad andatura lenta, entriamo nel canale che circonda la città e vediamo da vicino dei bei palazzi che celano locali, negozi, musei e diverse attività commerciali. Inizia la banchina di ormeggio, in pratica tutto il canale stesso è area portuale. Diverse chiatte che trasportano vetture consentono di attraversare il canale ed andare quindi sulla riva opposta, dove sorge una distesa infinita di piccole case e piccoli porti con moli in legno. La navigazione in tondo attorno all’isola procede, passano decine di minuti e la città sembra non terminare mai. Ora gli edifici più alti ci appaiono lontani, siamo nella zona posteriore della città, dove ormeggiano le navi container, le petroliere e addirittura un sommergibile.

Enormi navi di ogni tipo contrastano con la vita di città, palazzi a due e tre piani spuntano dietro le alte e possenti gru necessarie alla movimentazione delle merci. Una piccola collina su cui sorgono tante piccole costruzioni si fa spazio tra noi e il centro della città, il colore delle piante che la popolano entra a far parte del contrasto già in atto, un verde inteso, fa pensare ad una foresta fitta ed impenetrabile così che ci sembra impensabile che i proprietari siano in grado di raggiungere le abitazioni che si trovano più in alto. La nave rallenta ulteriormente, poi cambia rumore, ci siamo, stiamo approcciando il molo ma prima dobbiamo ruotare di 180 gradi su noi stessi e incastrarci tra delle gru e una portacontainer la cui prua sembra ben più alta di qualsiasi palazzo che la circonda. Due rimorchiatori attaccano i loro argani alla nostra nave, le loro ciminiere cromate iniziano a fumare nero, segno che la forza impiegata per compiere il lavoro non deve essere indifferente. L’acqua ribolle bianca sotto di loro, uno spinge l’altro tira, attorno a noi il mare si tinge di marrone scuro. Non deve poi esere molto lontano il fondale. Poi le cime di ormeggio, gli operatori portuali che parlano via radio con il nostro equipaggio coordinando le operazioni. Un bel gioco di squadra di cui ci piacerebbe essere partecipi, ma ad ognuno il suo lavoro, noi siamo qui solo per godere del fascino di un modo di navigare poco consono, e dobbiamo ammettere che per ora tutte le aspettative sono state ripagate. Le operazioni di carico e scarico merci inizieranno nella notte, noi avremo modo di fare una passeggiata per Santos la mattina successiva. L’uscita dal porto è semplicissima, pochi passi a piedi e dopo aver fatto vedere la fotocopia del nostro passaporto ad un addetto alla sorveglianza siamo in strada. Anche in questo caso rimaniamo stupiti dalla pulizia e dall’ordine che troviamo attorno a questo luogo. Un bel marciapiede, delimitato da un prato verde tagliato di fresco, ci accompagna per circa un chilometro di passeggiata fino ad un’area residenziale dove sorge il museo dedicato a Pelè. Da qui, sempre a piedi, raggiungiamo alcune vie più centrali camminando tra piccoli ristoranti, drug stores, banche, mercati e negozi di ricambi auto. Costruzioni basse e ben curate, vetrine colorate e di buon gusto. Stonano gli impianti elettrici e telefonici a vista, che con occhio da “camionisti” giudichiamo un filino bassi per permettere il passaggio del nostro Valentino. La passeggiata ci conduce fino ad un quartiere dove iniziano i grattacieli più alti, si tratta quasi sempre di residence o abitazioni di lusso; nella via che percorriamo i negozi e le attività commerciali quasi spariscono per fare posto a qualche ristorante che difficilmente ci potremmo permettere. Giunti alla spiaggia diamo un occhio ai prezzi delle bibite nei due chioschi fronte mare, quattro euro per una coca cola quando nel quartiere dove ci trovavamo poco prima a malapena ce ne voleva uno. Per raggiungere la spiaggia abbiamo camminato circa tre ore, ma ce la siamo presa davvero comoda tra le belle vie di Santos. Da qui è possibile prendere un taxi a tassametro per tornare al porto che a noi è costato 32 Realis.

 

Zarate (Argentina)

Quando ci troviamo all’ingresso del Rio de la Plata incrociamo per il corridoio della nave il capitano che ci dice: Ragazzi, la sapete la novità? Ora gettiamo l’ancora e ci fermiamo qui una settimana. No, non è possibile gli diciamo noi ridendo come se ci stesse prendendo in giro. Ma lui ci risponde prontamente, non è uno scherzo, le vedete quelle navi ormeggiate qui fuori? Sono tutte in attesa di entrare al porto di Zarate attraverso il fiume Paranà. Capiamo che sta dicendo la verità poco più tardi, quando anche il primo ufficiale ci spiega i motivi dell’attesa. Pazienza, ci prendiamo una pausa nella pausa finendo di leggere i nostri libri, guardando dei film, delle serie televisive, giocando ai giochi in scatola, in palestra, ma non prendendo il sole, visto che fuori spesso piove e fa davvero freddo. Ci accorgiamo solo ora realmente del cambio di stagione, davanti a Montevideo infatti ci sono 8° e si sentono tutti. I giorni trascorrono veloci, anche troppo visto che tutto sommato ci stiamo anche divertendo. Passiamo qualche bella serata a chiacchierare con i membri dell’equipaggio, tutti con una storia diversa, e tutti davvero simpatici ed ospitali nei nostri confronti. Probabilmente siamo stati fortunati, chissà come sarebbe potuto trascorrere tutto questo tempo se ogni tanto non ci fossero state le risate con loro. Poi arriva il momento di riprendere la navigazione, la nave riprende il suo lento moto verso Zarate entrando nello stretto canale del fiume Paranà. Da lontano si intravedono le luci soffuse di Buenos Aires, le nuvole la nascondono ma riusciamo ad intuire la sua estensione lungo la costa. Il canale si stringe, e tutto sembra fatto su misura per la nostra enorme nave, che con i sui oltre 35 metri di murate in ferro sembra davvero sovrastare tutto il paesaggio circostante. Il fiume si muove lento e tortuoso nella pianura che sembra assolutamente disabitata, eccezion fatta per delle piccole case di legno che probabilmente servono da appoggio per la villeggiatura degli amanti della pesca e della solitudine. Dietro di queste abitazioni infatti non si intravede un segno di civiltà a perdita d’occhio, non ci sono strade, fili elettrici, neanche sentieri, qui ci si muove solo con la barca infatti ognuna di queste piccole abitazioni dispone di un molo.
Arriviamo a Zarate poco prima del tramonto, dopo diverse ore di lenta navigazione nel fiume. Davanti a noi questa volta non vi sono pile di container, ma bensì degli immensi parcheggi recintati contenenti migliaia di autovetture nuove. Ce ne sono di tutti i tipi, dalle più lussuose alle utilitarie, sono tutte inquadrate, con i cellophan alle portiere e sui cofani, pronte ad essere ispezionate prima della spedizione. Qui la nostra Grande Nigeria scaricherà oltre 2500 vetture che abbiamo trasportato dall’Europa e dal Brasile. Resteremo in porto per due giorni, quindi con tutta tranquillità potremmo visitare Zarate, che di fatto è una piccola cittadina con realmente ha poco di turistico, insomma il genere di luoghi che ci piace parecchio.

 

L’uscita dal porto a piedi è semplice, ma richiede diversi passaggi dovuti agli attenti controlli che vengono eseguiti all’interno di quest’area di interesse commerciale. Veniamo caricati su una piccola vettura che ci trasporta per almeno un chilometro tra i parchi di vetture fino all’uscita. Qui, dopo un veloce controllo ai passaporti ci viene concesso di uscire. Proseguiamo a piedi, costeggiando l’area portuale fino all’ingresso della città. Camminiamo per un paio di chilometri e siamo in centro, dove troviamo una bella piazza con un monumento commemorativo ad Ernesto Che Guevara, che qui in Argentina è nato. Il centro offre diversi piccoli ristoranti, negozi di tutti i tipi e banche dove è possibile ritirare moneta locale con il bancomat. Facciamo la nostra conoscenza con le Empanadas, una versione dell’italiano Panzerotto, che qui viene riempito con decine di condimenti differenti, pesce, carne, verdure e formaggi. I caffè del centro sono particolarmente cari, eppure sono tutti pieni di persone che pranzano durante la loro pausa. Qui cerchiamo di connetterci ad Internet sfruttando il WiFi, ma dobbiamo girare un po’ prima di trovare una rete che funzioni decentemente.

Montevideo (Uruguay)
Montevideo è l’ultima destinazione della nostra nave, dopodichè Lei prenderà la via del ritorno, mentre noi sbarcheremo. Nonostante la mappa mostri abbastanza chiaramente la distanza tra Zarate e Montevideo e faccia pensare ad una navigazione rapida, in realtà, un po’ come visto per l’andata non è così. Il fiume Paranà e il Rio de la Plata sono un luogo molto particolare, la navigazione in quete acque di navi grandi come la nostra richiede necessariamente una coordinazione generale tra i porti e le varie capitanerie. A bordo sale un pilota che segue le operazioni di navigazione per diverse ore, fino al momento in cui non si da il cambio con un’altro. Occorrereranno quasi altre 24 ore per raggiungere il porto di Montevideo da Zarate, che raggiungiamo fortunatamente sotto un bel sole. Qui le operazioni di sbarco dei passeggeri sono abbastanza rapide, chi è con il veicolo al seguito viene accompagnato con questo da un agente Grimaldi all’ufficio della dogana al fine di ottenere il permesso di circolazione temporaneo della validità di un anno. Chi invece come noi ha un veicolo caricato come Cargo deve iniziare le pratiche di sdoganamento.

Alla fine
Per quanto ci riguarda è il momento di salutare l’equipaggio che ci ha accompangato durante questa bella esperienza, e a dirla tutta, ci dispiace parecchio lasciare la nave che è stata la nostra casa per quasi un mese. Ci eravamo affezionati ai suoi tempi, ai suoi rumori, alla sua cucina. Abbiamo trascorso davvero dei bei momenti a bordo, dagli ingressi ai porti con una vista privilegiata, alle ore passate in saletta a giocare a giochi di tutti i tipi. Dai momenti passati sul ponte a prendere il sole in mezzo all’Oceano, alle serate trascore a chiacchierare con l’equipaggio. Le esercitazioni di abbandono della nave, i pomeriggi passati in palestra a smaltire l’ottimo cibo. Gli interminabili minuti passati con il binocolo appiccicato agli occhi al fine di avvistare la tanto agognata terra, i momenti in cui stavamo cercando di avvistare le balene davanti al porto di Vitoria. Raggiungere via mare il Sud America è un’esperienza indimenticabile, vivere i passaggi di fuso orario lentamente regala la possibilità di gustarsi il viaggio come fosse parte complementare a quello che poi si farà a terra. Ne è valsa la pena.

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