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Dall’Africa al Sud America

Ovvero, la storia di come abbiamo provato ad imbarcarci sulla nave che ci dovrebbe portare da Dakar a Montevideo, in Uruguay.
Arriva un momento in cui, viaggiando su veicoli a motore ed avendo in mente il giro del mondo, bisogna trovare il modo di spedire il proprio mezzo in un altro continente. Esistono molti metodi di spedizione, ne parleremo sicuramente in seguito su un altro post del nostro blog, ma quello più semplice per mezzi tipo il nostro Valentino è sicuramente il RoRo. Cosa significa? Molto semplicemente Roll-On Roll-Off, ovvero sali a bordo sulle tue ruote e riscendi allo stesso modo. Niente container, niente logistica speciale, tutto si svolge come per la traversata su un semplice traghetto su cui siamo abituati a salire comunemente.

Fin qui parrebbe tutto semplice, ed in effetti lo sarebbe anche nella pratica se non che in questo momento ci troviamo a Dakar, in Africa, dove non tutte le cose seguono prassi burocratiche che per forza di cose devono avere un senso.
Ma iniziamo da capo: Dovendo portare il proprio veicolo – e perchè no anche noi stessi dall’Europa al Sud America – è abbastanza conosciuta tra i viaggiatori la linea Grimaldi che collega il porto sulla Manica di Le Havre in Francia con Montevideo in Uruguay. Una traversata di circa trenta giorni effettuata da diverse navi della stessa linea e che trasportano merci, prevalentemente container e vetture. Grazie alle numerose navi che compongono la flotta della compagnia Italiana le partenze che eseguono questo giro sono all’incirca con cadenza bisettimanale, una buona frequenza che consente una discreta libertà di pianificazione.

Questa linea ha due grandissimi pregi che è bene sottolineare perchè di fondamentale importanza per viaggiatori come noi: primo è possibile imbarcarsi come passeggeri sulla stessa nave, secondo il veicolo in questo caso viene caricato come “accompagnato” il che significa che si scende dalla nave a bordo del proprio mezzo e ci si reca direttamente in dogana guidando. Viceversa, non essendo a bordo della nave come passeggeri (ad esempio per chi raggiunge il Sud America in aereo per evitare trenta giorni di mare) il veicolo viene imbarcato come “cargo”, quindi una volta che questo viene scaricato sarà necessario eseguire un percorso burocratico di sdoganamento.
Per quanto ci riguarda quindi, avendo intenzione di viaggiare sulla stessa nave che trasporterà la nostra casa a quattro ruote, tutto sembrerebbe semplice, ma in realtà non è così. Contattando Grimaldi infatti si viene a scoprire che si può imbarcare il proprio mezzo come veicolo accompagnato solo se si è in partenza da porti Europei, non da Dakar dove ci troviamo noi. Il perchè di questa scelta resta a noi parzialmente ignoto, parzialmente perchè in seguito abbiamo avuto a che fare con la burocrazia Senegalese e quindi immaginiamo che il motivo risieda nel fatto che la compagnia Italiana vuole evitare tutti i problemi che abbiamo avuto noi (vedremo).

Partiamo dall’inizio: Qui a Dakar esiste un ufficio Grimaldi che si trova nei pressi della stazione dei Pullman di Colombane proprio sotto ad una sopraelevata in cui il traffico è talmente abbondante che le macchine impiegano anche un ora per defluire. Ci andiamo per chidere informazioni relative alla partenza e qui pian piano faremo un po’ conoscenza con tutti. Il primo è l’addetto alla sorveglianza che imparerà ben presto il nostro nome e ad accettare come documento d’ingresso la nostra tessera della Metro. Poi via via ci verranno introdotti tutti i commerciali, gli addetti alla fatturazione, alla dogana, alla biglietteria passeggeri, alla cassa…

Il primo vero ostacolo che abbiamo sormontato è stato quello di far capire la nostra richiesta, ovvero imbarcarci su una nave per il Sud America con il nostro Camper del peso di 16T. Dopo circa due ore di discussini, richieste, telefonate, mail ed escalation verso vari superiori otteniamo come risposta che è meglio che chiamiamo in Italia, e così ci congedano dandoci i numeri di telefono.
Riusciremo a telefonare il giorno successivo e qui, parlando con un gentile signore, otteremo come risposta che per rendere questa cosa possibile dovranno essere emessi due biglietti separati, uno per noi e uno per il nostro veicolo. Torniamo con questa risposta all’uffico Grimaldi e qui inizia nuovamente la trafila di discussioni atte ad indirizzare le nostre richieste. Qui, dopo circa quattro ore tutto si risolve con un rinvio della pratica al giorno successivo in attesa che il collega Uruguaiano invii conferma della possibilità di caricare noi e il nostro camion.
Passa un’altro giorno e siamo nuovamente nell’ufficio Grimaldi dove pare che il collega Sud Americano abbia dato il nulla osta al nostro imbarco, benissimo! Nel frattempo è arrivata la quotazione per il biglietto dei due passeggeri ma manca ancora la quotazione per il camion e quindi dobbiamo aspettare. Nel pomeriggio, mentre siamo in giro per Dakar ci arriva una mail dove ci viene comunicato il preventivo per il costo di spedizione di Valentino. Siamo contenti sia perchè ci pare all’improvviso che la cosa sia possibile e anche perchè a confronto dei costi del biglietto da Le Havre il prezzo passeggeri+camion sembra davvero minore. Ma andiamo avanti.

E’ Venerdì, vigilia di un Week-End lungo per via della festa di Pentecoste che è Lunedì. Andiamo all’ufficio Grimaldi e salutiamo il nostro amico che fa la guardia all’ingresso, come fossimo a casa nostra andiamo al primo piano per concludere la faccenda. Ci vengono consegnati diversi plichi che contengono le clausole di viaggio e l’elenco dei documenti che dobbiamo produrre. Tra i tanti fogli saltano fuori le spese accessorie, quelle doganali e quelle per la compagnia Dakar Terminal, addetta alla movimentazione delle merci. Ecco svanire immediatamente parte del nostro risparmio, ma comunque per ora il costo pare tutto sommato conveniente.
Parlando con le persone Grimaldi emerge una novità (una delle tante che scopriremo lungo questo percorso), il pagamento dei biglietti passeggeri deve essere fatto separatamente da quello per il veicolo. Ok, nessun problema se non fosse che quello per Valentino deve essere fatto in contanti alla cassa al pian terreno. Prima di lasciare Grimaldi esce fuori anche che per sbrigare le pratiche doganali di Valentino dovremo contattare un Transiteur, e in questo caso ci viene dato il contatto di Bollorè.
Tra i documenti da produrre naturalmente non vi è informazione relativa a quelli doganali, si parla solo di carte tipo: assicurazione sanitaria per i passeggeri, passaporti e certificato internazionale di vaccinazione contro la febbre gialla, non sappiamo quindi cosa sia richiesto dalla burocrazia.
Iniziamo dalle cose chiare, produciamo i documenti che sono in nostro possesso. Naturalmente noi siamo venuti qui senza programmi e quindi la vaccinazione per la febbre gialla non ce l’avevamo, quindi il successivo ostacolo da sormontare è stato quello di procurarselo.

Lo stesso pomeriggio ci rechiamo al centro di Vaccinazione Internazionale Pasteur di Dakar dove in modo professionale, economico e rapido ci viene praticato il vaccino. Un problema in meno.
Possiamo pagare i biglietti passeggeri con un bonifico, ma naturalmente con noi non abbiamo i contanti per pagare il biglietto per Valentino (circa 2200 Euro). Decidiamo di chiedere aiuto in Italia facendoci inviare dei contanti tramite Western Union, ma ci penseremo Lunedì.
Nel frattempo durante il week-end compiliamo tutti i documenti ed inviamo le mail di conferma del pagamento del biglietto passeggeri in Italia e restiamo in attesa che gli uffici riaprano per iniziare le pratiche doganali andando a chiedere informazioni a Bollorè.
Fortunatamente in Italia il Luendì lavorano e ci arriva comunicazione della presa in carico della nostra pratica, il giorno successivo ci avrebbero inviato i biglietti. Molto bene, qualcosa va avanti.
E’ Martedì, abbiamo iniziato il percorso burocratico per imbarcarci già da quasi una settimana e ci troviamo ad andare all’ufficio di questo spedizioniere dove fatichiamo ad entrare, sembra quasi che non capiscano perchè due turisti si trovino qui. Tiriamo fuori il nome del riferimento che ci ha dato l’impiegato Grimaldi e con un po’ di fatica entriamo in questo centro che sembra lontano anni luce dal casino e dalla polvere che si trova oltre le sue mura.
Siamo finalmente seduti davanti all’impiegato della ditta Bollorè e lo vediamo iniziare a battere i tasti sul suo computer, poi sparisce per tornare dopo qualche minuto con dei mazzi di fogli e un conto della spesa finale. Quando vediamo la cifra riportata su uno di questi ci sembra di svenire, è ben oltre ogni nostra aspettativa e possibilità. Gli chiediamo: “Scusi, ma che lavoro fareste per tutti questi soldi?” Lui ci risponde dicendoci che nella somma sono comprese tasse e commissioni.
Capiamo che l’uomo ha inserito nel conto anche le tasse doganali e le spese di Dakar Transit che ci aveva già conteggiato Grimaldi, ma anche tolti questi la cifra che rimane è assurda. Lui ci dice che le pratiche sono difficili, lunghe e poco frequenti quindi costano. Noi gli diciamo che ci dobbiamo pensare ma appena mettiamo piede fuori dal suo ufficio ci siamo dimenticati di lui, proviamo a fare da soli.

Inizia così la lunga serie di giorni passati alla dogana di Dakar, dove andiamo per la prima volta appena usciti da Bollorè. Ci rechiamo al molo 2, dove ha sede la Dogana e il primo impatto è disarmante dato che la strada per raggiungerlo è colma di traffico e persone che stanno pregando, sono le 14, ora di pausa, gli uffici riaprono alle 15. La guardia che ci accoglie alla porta impiega un po’ per capire di cosa abbiamo bisogno e alla fine ci dice di entrare in uno stanzino ed aspettare le 15. Così facciamo e qui, una stanza dove due uomini dormono in terra pancia in giù e uno ascolta musica a pancia in su, facciamo consocenza con un ragazzo che lavora qui in dogana. Questo ci prende in simpatia ed inizia a fare telefonate ai suoi superiori al fine di darci indicazioni in merito a cosa dobbiamo fare. Arrivate le 15 ci porta al primo piano dove entriamo nella sala dei segretari dello Chef De Section, questi gli dicono di chiedere direttamente allo Chef, quindi aspettiamo che la porta si apra e lui entra a chiedere. Il ragazzo esce e ci dice: Dobbiamo andare dallo Chef De Bureau, cambiamo ufficio, stessa scena: Il ragazzo entra dallo Chef e dopo un paio di minuti esce dicendoci che dobbiamo appoggiarci ad un Transiteur. Ci consegna quindi nelle mani di una donna che attendeva nella stanza dello Chef De Bureau. Questa ci prende con se e ci accompagna in un ufficio di cui ha le chiavi. Subito dopo entra un ragazzo, ci sediamo e qui inizia una discussione che più di tutte si dimostrerà significativa del caos in cui ci stavamo infilando:
Lui: “Ok, dovete spedire la macchina? Avete bisogno di un container!”
Noi: “Ehm, No. Dobbiamo imbracarci insieme alla macchina, che poi è un camper, ma abbiamo già i biglietti.”
Lui: “No, impossibile. Da qui partono solo merci!”
Noi: “No, ci sono anche navi passeggeri…”
Lui: “No, no, impossibile, voi dovete prendere l’aereo!”
Noi: “No, scusi, ma noi i biglietti li abbiamo già…”
Lui: “Ah, ho capito! Voi possedete una nave …
Noi: “No, la nave è della Grimaldi, non è nostra…”
Lui: “Ah, davvero?”
Noi: “Ehm, si… ho i biglietti”
Lui: “Vediamo… ah, si, ho capito”
Noi: “Be, quindi?”
Lui prende la calcolatrice ed inizia a sommare numeri che non ci piacciono, ce ne liberiamo in fretta dicendogli che la Grimaldi ci faceva pagare questi documenti 30 Euro e per noi sembravano già troppi. Lui non sembra molto convinto di quanto gli stiamo dicendo, ed in effetti potrebbe anche essere comprensibile visto che non era vero, ma di fatto ci troviamo fuori dalla dogana, nel casino e senza nulla in mano.
Capiamo comunque che è impossibile muoversi da soli, ma non ci sembra plausibile pagare quanto chiede Bollorè (1300 Euro), alla fine cosa mai dovremo fare! A questo punto esce fuori un Transiteur che ci acchiappa per strada e, visto l’orario e la scarsa cognizione di quanto dovremo effettivamente fare, decidiamo di seguirlo per capirne di più. Questo ci accompagna in un ufficio dietro l’angolo, dove un uomo seduto su una poltrona conteggia il prezzo del lavoro, alla fine 150 Euro. Da 1300 a 150 la differenza è tanta, ma così tanta che ci sembra di poter dire che possiamo pagare ancora meno, iniziamo a trattare ma questi due non scendono. Ce ne andiamo e siamo nuovamente davanti alla dogana intenti a prendere un Taxi per tornare dal nostro Valentino quando ci si avvicina un nuovo Transiteur di strada. Questo ci dice: “Quanto vi ha chiesto l’altro?” Noi: “60 Euro e per noi sono troppi”. Lui in modo rapido ci dice: “Io vi faccio tutto per 30.000 Franchi”. “Quanto tempo ci metti?”. “Venti minuti ed abbiamo finito.” Mentre ci diceva costo e tempi lo sapevamo benissimo che qualcosa non poteva tornare, ma ormai sono quasi le 17 che cosa ci costa vedere che combina questo personaggio? Gli diciamo che va bene, ma che lo pagheremo solo a lavoro finito! Lui accetta.
Questo ci porta prima in un ufficio di Transiteur poco distante, dove attendiamo un po prima di sentirci dire che dobbiamo cambiarlo, perchè troppo caro. Andiamo da un’altra parte, sempre un po’ più distante ma anche qui ci rimbalzano. Alla fine il personaggio ci dice che dovremmo andare con il Taxi perchè conosce un posto dove si può fare tutto al prezzo che mi ha detto, 30.000 Franchi.
Ormai siamo in ballo e quindi prendiamo questo taxi che ci condurrà nell’ufficio di un’altra agenzia di Transiteur, dove – dopo aver spiegato nuovamente cosa dobbiamo fare – capiamo definitivamente cone funzionano le cose: In dogana entrano solo questi personaggi che sono di fatto passacarte di agenzie di transiteur che incassano soldi a palate per via di tutta la burocrazia necessaria a sbrigare qualsiasi cosa. Scopriremo bene nei giorni successivi che questi “passacarte” di fatto muovono realmente documenti all’interno della dogana facilitando non poco l’avanzamento di pratiche che altrimenti o verrebbero smarrite o addirittura rifiutate per chissà quale motivo. Nella pratica quindi cosa dovremmo fare? Il giro dovrebbe essere questo: Pratica di Mise en Depos, Pratica di dichiarazione doganale, Domanda di richiesta scorta. Queste tre pratiche richiedono ogni volta lo stesso giro, ovvero: immissione a computer di una domanda da parte del Transiteur, giro di firme, timbri e code alla dogana. Naturalmente emerge che i venti minuti dichiarati dal passacarte erano a dir poco una fregnaccia.

Sembra ci sia tempo per iniziare i vari giri quindi, dopo che l’impiegata dell’agenzia ha fatto la sua parte, accompagniamo il passacarte presso la dogana, quasto volta al molo 8, secondo ufficio che capiremo restare aperto un po’ di più la sera. Qui la trafila è la seguente, andiamo prima dai segretari dello Chef de Section dove paghiamo 2500 franchi di bollo. Poi attendiamo la firma dello Chef. Mentre aspttiamo il nostro passacarte inizia a rivelarsi per quello che è, ovvero inizia a chiedere dei soldi. Noi naturalmente lo mandiamo a quel paese e lui si scalda un pochino. Arriva la firma dello Chef De Section e a questo punto scendiamo al primo piano dai Segretari dello Chef De Subdivision. Prima di entrare il passacarte ritorna alla carica, chiedendo parte dei 30.000 Franchi per pagare un fantomatico bollo. Gli diciamo che se c’è da pagare pagheremo noi e che poi scaleremo dai 30.000. Lui si scalda alzando un po’ la voe e cercando di portarci fuori dagli uffici, cosa che noi evitiamo di fare infatti alla fine interviene un doganiere che chiede che stia succedendo. Il personaggio abbassa subito la voce, è evidente che non può creare casini qui dentro altrimenti mette a rischio il suo lavoro. Spieghiamo al doganiere l’accaduto e questo prende i docuementi di mano al passacarte e li porta ai Segretari dello chef De Subdivision. Il personaggio alza un po’ la voce e a questo punto i Segretari lo cacciano dall’ufficio. Questi mettono un po’ di timbri sulle nostre carte, fanno delle fotocopie e ci chiedono il libretto di Valentino. Alla fine questo ci dice che lo Chef De Subdivision è fuori ufficio, è tardi, e quindi dobbiamo tornare il giorno successivo. Gli diciamo che in mano non abbiamo niente e che il nostro passacarte ha la ricevuta che ci servirebbe per ritirare i documenti. Questo si affretta a recuperare le carte che ci servono e ce le consegna in mano. A domani ci dice e state tranquilli che i vostri documenti sono qui da noi.
Usciamo dall’ufficio e troviamo il passacarte che, forse preso in contropiede dal nostro comportamento poco propenso a regalar monete, ci segue iniziando a dirci che da soli non possiamo fare, che deve pagare l’agenzia, che dobbiamo dargli dei soldi, ecc. ecc. Lo liquidiamo con freddezza dicendogli che se vuole vedere dei soldi deve venire domani qui quando ritireremo i documenti. Il personaggio brontola e ci manda a quel paese, ma c’è poco da fare per lui, quindi ci aspettiamo di rivederlo presto.

Il giorno successivo arriviamo al molo 8 prima del nostro passacarte, entriamo da soli e i segretari dello Chef De Subdivision ci mandano in un altro ufficio, il Depot, insieme ad una donna. A questo punto arriva il nostro simpatico personaggio che ci saluta come nulla fosse. Il dossier di documenti inizia a farsi voluminoso e acquista anche il timbro dello Chef de Depot. A questo punto torniamo all’agenzia di Transiteur, dove dobbiamo iniziare la seconda fase della trafila burocratica, la dichiarazione doganale. Arriviamo e nell’ufficio c’è solo un uomo che si passa il legno dentifricio tra i denti, pare che lui non sia in grado di fare il documento che ci serve, dobbiamo aspettare una donna. Passa un’ora e mezza e questa arriva, prende in mano il nostro dossier e ci mette circa un’altra ora a capire cosa scrivere su questa benedetta dichiarazione. Passando dietro al suo computer ci rendiamo conto in che mani siamo finiti quando le vediamo scorrere foto di camion simili al nostro alla ricerca disperata di qualcosa che la aiuti a capire di che veicolo si tratta. Le chiediamo se ha bisogno di aiuto capendo che non ha la minima idea di cosa sia realmente un camper. Sopratutto non riesce a trovare un codice che associ la sua pratica a questo tipo di veicolo. Passano altri minuti in cui nel frattempo lei ha fatto delle telefonate, ha salutato un paio di persone che sono entrate con dossier doganali e poi finalmente esce una stampa. Qui inizia un’altra scena assurda perchè il passacarte ci dice che dobbiamo pagare 50.000 franchi per la pratica. Diciamo a questi signori che hanno un problema perchè il loro collaboratore aveva detto che ne sarebbero bastati 30.000 per tutto, qui invece oltre ai 30.000 ne sono saltati fuori 50.000. La donna ci ripete più volte che il costo è normale, che la spesa del loro lavoro non è compresa. E’ davvero dura far loro capire che se prima ci viene detto un prezzo e poi questo si trasforma strada facendo c’è qualcosa che non va nell’intero processo. Resistiamo un po’ alimentando la sceneggiata che si è instaurata finchè, quando diciamo loro che ci riprendiamo tutto e ce ne andiamo, il nostro passacarte va su tutte le furie. Per noi può anche parlare quanto vuole, ci ha davvero stufato. Poi inizia una discussione tra lui e i due Transiteur che fatichiamo a comprendere, immaginiamo che almeno questi dell’agenzia abbiano capito la situazione e che quindi proseguano nel lavoro senza svuotarci il portafogli. Un po’ seccato il passacarte prende il dossier ed esce, noi lo seguiamo convinti che sia diretto in dogana per terminare il lavoro invece questo chiede al taxi di portarci davanti ad un parcheggio, poco distante dal molo 2, dove avremmo dovuto incontrare il proprietario dell’agenzia di Transiteur. Naturalmente questo non c’è e a questo punto iniziamo a scaldarci anche noi. Gli chiediamo perchè mai ci abbia portato qui e lui, forse più sconsolato di noi, ci dice che dovevamo parlare con il capo per capire se avrebbe accettato di farci spendere meno. Non abbiamo intenzione di parlare con nessun altro, perdipiù quando questo non c’è e chissà quanto tempo bisognerebbe aspettarlo. Riprendiamo nuovamente un Taxi e torniamo all’agenzia. Questa si trova al quarto piano e prima di salire il passacarte si inventa una nuova cosa: “mi date i 30.000, io gli dico che avete solo quelli e che pagherete dopo il resto quando vi invieranno dei soldi”. Lo mandiamo a quel paese e saliamo da soli in agenzia, ma qui non c’è verso di smuovere niente. La donna se ne sta seduta sulla sedia dicendo che dobbiamo pagare, l’uomo, che apparentemente sembrava dalla nostra parte non fa nulla di più. Gli diciamo a questo punto che avremmo pagato i loro 50.000 ma poi ci saremmo presi i documenti e avremmo proseguito da soli, ma qui interviene il passacarte, che nel frattempo è entrato nell’ufficio. Questo dice che se vogliamo i documenti dobbiamo dargli i suoi 30.000. Gli diciamo che se li sogna e la discussione va avanti per almeno altra mezz’ora. Capiamo che non c’è via d’uscita diversa da quella di accettare di pagare qualcosa, anche perchè abbiamo visto con i nostri occhi che girare per la dogana con un dossier di documenti in mano non è per nulla facile. Proviamo a concordare di lavorare con il passacarte purchè ci faccia tenere personalmente i nostri documenti in mano, vogliamo evitare che li usi come merce di scambio per avere i suoi soldi e così facciamo.
Usciamo e ci dirigiamo per l’ennesima volta verso il molo 8, il traffico è completamente bloccato, i taxi si rifiutano di mettersi in colonna e quindi ci spostiamo a piedi camminando per circa due chilometri sotto al sole, in mezzo a camion e macchine incastrate tra loro. Finalmente arriviamo negli uffici doganali e quindi iniziamo nuovamente il giro. Passiamo dall’ufficio dei segretari dello Chef de Contolle, questi prendono il dossier, ci appongono dei timbri, fanno delle fotocopie e poi ci dicono di aspettare. Il passacarte esce, noi gli andiamo dietro e proviamo a distendere la situazione. Lui ci dice: “Vedete come è difficile? Un lavoro complicato, lungo”. Noi gli rispondiamo che doveva accorgersi prima di questo è che non siamo stati noi a dire che per portare a termine tutte le pratiche erano sufficienti 20 minuti e 30.000 franchi. Passa una mezz’oretta, torniamo nell’ufficio dove vi sono altri passacarte intenti ad impilare i propri documenti sugli altri in modo da farli passare prima. Un lavoro assolutamente inutile visto che i doganieri a loro volta prendono un foglio alla volta lo guardano, non fanno nulla e lo impilano nuovamente da un’altra parte. Rimaniamo in questo ufficio per circa mezz’ora, il nostro dossier non si sa bene dove sia, poi ad un certo punto il passacarte lo trova e chiede come mai non sia ancora stato firmato dallo Chef. Gli rispondono che ancora non è stato inserito a computer e che quindi è in attesa. Passano i minuti, finalmente uno dei doganieri prende il nostro dossier, lo ritimbra, lo guarda e ci chiede: “Cosa ci fate qui?”. “In che senso? Siamo qui per attendere la nostra documentazione”. “Quale documentazione?” chiede lui. “Quella che hai in mano”. Ad un certo punto esce dalla porta dell’ufficio dello Chef un doganiere, prende un faldone di fogli – tra cui il nostro – e rientra. Aspettiamo e dopo un po’ esce il nostro foglio. Forse abbiamo finito, pensiamo, ma in realtà non è così. Ora il dossier deve passare nella mano dei controllori, quindi passa nell’ufficio accanto dove vi sono una ventina di persone intente a mettere timbri su fogli sparsi in tutta la stanza. Il passacarte qui dimostra di sapere un minimo quello che sta facendo, chiede di apporre un timbro e questo viene fatto abbastanza rapidamente. Usciamo, torniamo nell’ufficio dello Chef de Control e qui ci viene detto che dobbiamo attendere ancora. Nel frattempo sono le 14, inizia la pausa e tutti escono per andare a pregare in strada. Il nostro passacarte si aggrega al gruppo e noi non possiamo far altro che stare seduti sul ciglio della strada a guardare.
Alle 15:30 torniamo negli uffici, prendiamo il nostro dossier che forse nel frattempo ha guadagnato qualche altro timbro e qualche altra pinzata finche il passacarte non lo consegna nuovamente all’ufficio dei controllori. Dobbiamo aspettare, lo Chef de Bureau deve firmare. L’attesa prosegue, un’altra ora trascorsa tra i corridoi di questo ufficio finchè non si apre una porta e ci viene chiesto di entrare. Ci sediamo davanti alla scrivania dello Chef in persona, un ragazzo giovane che per prima cosa ci chiede per che squadra tifiamo. Poi ci racconta che vuole andare in Sardegna in vacanza insieme a degli amici e ci chiede quale sia la stagione migliore. Chiacchieriamo un po’ finche ci chiede per che mai siamo finiti davanti alla sua scrivania. Ripetiamo per la decima volta tutta la nostra storia e lui alla fine sorridendo mette il timbro al suo posto. Usciamo dal suo ufficio per tornare in quello dei Transiteur, ma naturalmente ci tocca camminare, il traffico è ancora completamente paralizzato.
Raggiunto per l’ennesima volta il quarto piano del palazzo dove risiede l’ufficio della nostra agenzia di Transiteur ci sediamo attendendo che venga compilata la domanda di scorta, che naturalmente andrà firmata dallo Chef de Subdivision al molo 2. Dal’inizio di qusta pantomima ci siamo chiesti per che mai avessimo avuto bisogno di una scorta, ma tant’è che ora siamo qui, con lo stesso dubbio a farcela preparare. Mentre attendiamo la donna dell’agenzia si guarda in giro chiedendo al nostro passacarte se dovevamo tornare in Italia. Noi la sentiamo e le ricordiamo, per almeno la quarta volta, che dobbiamo andare in Uruguay a Montevideo e non in Italia.
I tre, tutti insieme, ci dicono che per terminare tutto basterà andare al molo 2 e farsi firmare questa carta. Sembra facile, quindi per liberarci di tutti diamo i soldi al passacarte e ce ne andiamo.
Mancano circa dieci giorni all’arrivo previsto della nave Grande Nigeria e il passacarte ci ha detto che potevamo far firmare la domanda di scorta un paio di giorni prima dell’imbarco. Lasciamo quindi da parte questa pratica per terminare i pagamenti presso Grimaldi, dobbiamo ancora saldare il nostro debito in contanti e per questo dobbiamo trovare il modo di riceverli tramite Western Union. Naturalmente non poteva essere semplice, la cifra è importante e WU consente di inviare solo 1000 euro per persona a settimana. Noi non abbiamo tre settimane di tempo quindi con l’aiuto della famiglia di Simone al completo otteremo tre invii da parte di tre persone diverse.
Il giorno successivo, ritirati i nostri soldi, andremo all’ufficio Grimaldi a pagare la spedizione di Valentino comprensiva delle tasse doganali senegalesi. Qui bisogna passare prima al primo piano dove ci viene stampata una fattura proforma, poi ci tocca fare una fila per attendere il nostro turno all’ufficio cassa. Effettuato il pagamento dobbiamo tornare al primo piano a mostrare la ricevuta e a questo punto ci viene consegnato un foglio con cui potremo andare presso gli uffici di Dakar Terminal a pagare le spese di transito. Questo pagamento però dovrà essere fatto solo qualche giorno prima dell’arrivo della nave, quindi decidiamo di trascorrere l’attesa fuori da Dakar, optando per andare a visitare la regione del delta del Saloum. Nel frattempo sta anche per scadere il nostro Passavant, che era stato rinnovato per una durata di 15 giorni appena dopo il nostro arrivo a Dakar.

Tornati in città un po’ rigenerati iniziamo ad occuparci della pratica di rinnovo del nostro permesso di circolazione temporaneo. Conosciamo la procedura perchè la abbiamo già fatta al nostro arrivo e quindi andiamo diretti in Place dell’Indipendance presso il palazzo AXA dove al quarto piano si trova il segretario doganale che è addetto a ricevere le domande di rinnovo dei Passavant. Questo ritira il nostro documento e dopo circa dieci minuti esce dal suo stanzino e ci dice che dovremo tornare perchè lo Chef de Signature non è in ufficio, arriva nel pomeriggio.
Nei giorni passati si è fatto risentire il nostro passacarte, al telefono ci ha detto che ci saremmo potuti incontrare davanti al molo 2 per terminare insieme il lavoro. Naturalmente non ci interessa il suo aiuto, ma consapevoli che tutto potrebbe succedere gli diciamo va bene.
Usciamo dal palazzo AXA e a piedi raggiungiamo il molo 2, dove ci attende lo Chef De Subdivision per la firma della nostra domanda di scorta. Il nostro passacarte non è ancora arrivato, quindi noi entriamo diretti, mostrando consapevolezza delle procedure e delle modalità di ingaggio dei vari interlocutori. Chiediamo dove sia l’ufficio dello Chef e ci viene indicato il primo piano, ci andiamo, entriamo e ci attendono i suoi segretari che ci dicono che per questo tipo di domanda dobbiamo passare prima dal pian terreno. Un personaggio ci accompagna davanti ad un ufficio che si trova proprio davanti alla toilette, entriamo e chiediamo la nostra firma. Consegniamo il nostro dossier ad un ragazzo che sta dall’altra parte di un vetro e questo sottovoce dice che dobbiamo pagare 5000 franchi. Vediamo che ha dei bolli ufficiali li di fianco e quindi ci pare possa essere una richiesta lecita, paghiamo e a questo punto lui ci dice che abbiamo bisogno di due fotocopie dei documenti. Salta fuori un ragazzo che mi chiede 100 franchi, prende i nostri documenti ed esce a fare le fotocopie. Quando questo torna indietro consegna il pacco al ragazzo che sta dietro al vetro e questo ci dice che dobbiamo aspettare fuori. Usciamo e ci sediamo in una sorta di sala d’attesa da cui transitano decine di passacarte tipo il nostro. L’attesa si prolunga e la puzza proveniente dalla toilette ci risulta sempre più insopportabile. Entriamo dentro il piccolo ufficio un paio di volte a chiedere a che punto siamo ma nulla, ci dicono che è lunga, che dobbiamo aspettare e noi non possiamo far altro che dargli retta. Nel frattempo il passacarte ci ha chiamato, è fuori, un po’ annoiati dall’attesa andiamo a sentire cosa vuole. Naturalmente ha cambiato atteggiamento e ora è nuovamente pronto ad aiutarci. GLi diciamo che abbiamo fatto tutto, che stiamo solo aspettando i nostri documenti, lui se ne esce con una nuova: “Ok, quando avete finito venite qui che le pratiche per entrare al porto poi sono lunghe, difficili, dobbiamo andare insieme…”. “Si, aspetta qui, poi vediamo”. Noi dentro continuiamo l’attesa, sempre accompagnati da una puzza insopportabile, finché quando ormai saranno passate tre ore esce un signore che ci dice: “Questo è vostro? Andate al primo piano dallo Chef”. Così facciamo e quando questo ci vede entrare non fa null’altro che chiederci dove sia il nostro Transiteur. Mentre ripone nel cassetto una bella mazzetta di denaro ci dice che noi non possiamo capire, che dobbiamo tornare con il nostro agente. Sarebbe impossibile spiegargli tutta la faccenda e d’altronde non ci sembra particolarmente interessato a sentirla. Usciamo fuori e prendiamo per l’orecchio il nostro passacarte che però, non abbiamo capito per quale motivo, non vuole o non può entrare dentro. Questo raccatta un nuovo passacarte, un giovane ragazzo ben vestito, e gli spiega che deve venire con noi dallo Chef. Questo non fa molte rimostranze e ci segue fino al primo dove appena entriamo lo Chef de Subdivision inizia a cazziarlo perchè non ha fatto bene il suo lavoro. Gridandogli dietro gli dice che a noi non serve una domanda di scorta, ma una domanda di imbarco perchè noi abbiamo ancora un Passavant valido. Oltretutto si lamenta perchè sulla nostra domanda non c’è scritto nulla, che nave, quando partirebbe, da che molo. A mettersi nei suoi panni non gli daremmo neanche torto, d’altro canto anche a noi era venuto qualche dubbio, ma a questo punto a noi basterebbe risolvere la questione. Lo chef liquida il ragazzo, che fortunatamente non ha incolpato qualcun’altro ma semplicemente si è portato a casa gli insulti, e tutti insieme torniamo dal nostro amico passacarte. Tornati fuori in mezzo alla strada il ragazzo gli spiega che dobbiamo cambiare domanda, che va fatta una richiesta di imbarco e ciò significa tornare all’agenzia di Transiteur e cambiarla. Così facciamo, prendiamo un taxi e torniamo al famigerato quarto piano, dove la solita donna aspetta non si sa cosa sonnecchiando. Il passacarte gli spiega cosa dobbiamo fare, che la domanda che ci aveva preparato è sbagliata e questa si mette a battere lentamente un dito alla volta sulla tastiera. Dopo qualche minuto inizia a parlare e sapete qual’è la prima domanda che ci fa? “Dove dovete andare, in Italia?”.
Con la speranza che questa sia l’ultima volta che mettiamo piede qui dentro gli diamo la solita risposta cercando di essere gentili: “No, signora, dobbiamo andare in Uruguay, con una nave!”. Lei si mette a scrivere, poi ci chiede da dove parte la nave. In qualche modo otteniamo la nostra domanda e torniamo all’ufficio doganale del molo 2, ma naturalmente è ora della preghiera, quindi se ne riparla alle 15. Sfruttiamo quaesta pausa per andare a recuperare il nostro Passavant rinnovato in Place dell’Indipendance al palazzo AXA e quindi congediamo il passacarte dicendogli che saremmo tornati alle 15. Lui naturalmente ci chiede di lasciare a lui i documenti, dicendoci che avrebbe iniziato ad anticiparli a chi di dovere, ma ovviamente se lo può scordare.
Ovviamente anche gli uffici al palazzo AXA sono chiusi, così ci mangiamo un panino ricordandoci di tutti i giorni trascorsi per uffici in cui abbiamo anche saltato il pranzo. Per certi versi abbiamo fatto anche noi il Ramadan forzati dalla lentezza della burocrazia e dai traffici di Transitori e passacarte. Alle 15 saliamo al quarto piano e immediatamente il segretario ci consegna il foglio firmato, dobbiamo dire che almeno questo servizio funziona bene. Torniamo al molo 2 dal nostro passacarte che ci rimprovera per il ritardo, poi cerca questo un nuovo gregario che possa entrare con noi negli uffici doganali. Raccatta un uomo che sta uscendo dagli uffici e gli rispiega la situazione, questo è un po’ restio anche perchè pare abbia un po’ di lavoro arretrato, ma alla fine cede. Lo seguiamo nell’uffico dove abbiamo pagato i 5000, quello davanti alla toilette e questo spiega cosa dobbiamo fare. Il ragazzo lo manda al primo piano, dove bisogna re-inserire al computer la pratica. Dopo pochi minuti torniamo giù, nello stesso ufficio, e il doganiere, verificato un paio di timbri stacca il bollo da 5000 dalla vecchia domanda e lo piazza sulla nuova. Ora dobbiamo tornare al primo piano, dove il gregario del passacarte ci abbandona dicendoci: “Torno subito…”. Quasi certi di non vederlo mai più ci mettiamo ad aspettare in questa stanza dove transitano passacarte, doganieri e personaggi ben vestiti che bussano alla porta dello Chef De Bureau. Questi a volte vengono ricevuti a volte rimbalzati. Dopo circa trenta minuti di attesa uno dei doganieri salta fuori chiedendomi cosa ci facciamo li. Spieghiamo che siamo in attesa di una firma e lui ci dice che dobbiamo tornare. Stiamo per mandarlo a quel paese quando dalla stanza dello Chef esce un uomo alto e grosso che a sua volta ci chiede che ci facciamo li. Anche a lui, che pare evidentemente il boss, spieghiamo la situazione e a questo punto interviene il doganiere con cui stavo parlando poc’anzi, che ci ripete che dobbiamo tornare (non si sa quando). Con un impeto da cane mastino lo Chef inizia ad insultarlo dicendogli che non se ne parla e che possiamo aspettare qui. Tutto riprende ad essere come pochi minuti prima, ovvero attesa inconsapevole, finchè dalla porta opposta non esce una ragazza in divisa da doganiere. Chiede ai colleghi dove siano i nostri documenti e quando si sente dire che devono ancora essere elaborati dice ai suoi di sbrigarsi. Lei esce dalla porta dicendoci di attendere qualche minuto, poi torna, prende il nostro dossier e lo porta fuori. Entra in un’altro ufficio, chiede a due colleghi di timbrare qui e timbrare li, poi ritorna nel primo ufficio. Chiede nuovamente dei timbri, poi una firma che vengono apposti rapidamente. Torniamo all’ufficio affianco alla toilette (la puzza c’è ancora), lei va nel retro a parlare con un uomo che le dà delle indicazioni, poi le appone altri timbri, finchè non entra in un nuovo ufficio dove si siede al computer ed inizia ad inserire dei dati. Dopo due minuti ed un nuovo timbro, questa volta apposto da lei, ci consegna il dossier dicendoci: “Finito!”.
Non ci sembra vero sentire queste parole così le stringiamo la mano in modo caloroso ed usciamo. Seduto sul marciapiede troviamo il nostro passacarte, a cui chiediamo se per caso ha visto il suo amico dato che ci ha abbandonato. Gli diciamo che abbiamo finito e che siamo pronti a partire, lui ci ricorda che ci sono altre pratiche da fare, che dobbiamo andare con lui di qua e di la. Ciò che facciamo e salire su un taxi e procedere diretti verso gli uffici di Dakar Transit. Lui ci insegue per un po’ gridandoci dietro di non chiamarlo più, ma anche questa volta gli ricordiamo che è stato lui a chiamarci.
Arriviamo negli uffici di Dakar Terminal giusto in tempo per farci fare il conteggio finale della spesa, ma dovremo tornare domani per effettuare il pagamento. Tornati nuovamente in strada iniziamo a renderci conto che tutto il lungo giro di pratiche doganali che abbiamo fatto sta per finire.
Il giorno successivo di buon ora siamo nuovamente nello stesso ufficio, e naturalmente anche qui le cose non sono semplici come potevano essere. Ci vengono chiesti tutti i documenti che abbiamo prodotto in queste due settimane di lavoro e poi veniamo mandati da uno sportello all’altro finchè non si arriva alla cassa, dopodiché si ripete il giro opposto per terminare da dove si è iniziato. Usciamo dall’ufficio con un pezzo di carta indicante: “Permesso di accesso al porto”. Questo sembra l’importante documento che dovrebbe garantire l’imbarco del nostro Valentino.
Per completare il tutto ci resta un ultimo passaggio all’ufficio Grimaldi, dove dovrebbero consegnarci la Bill of Landing del nostro Cargo (Valentino). Innanzitutto ci confermano che la Nave Grande Nigeria dovrebbe arrivare a Dakar il 19 alle 3:00, un’altro giorno di ritardo ma poco male, questa sembra la data definitiva. Parliamo con uno dei ragazzi al primo piano che ci stampa ancora un po’ di carta su cui apponiamo altre firme, poi gli chiediamo: “Ok, ma noi come saliamo sulla nave?”. Gli uffici italiani di Grimaldi ci hanno inviato i biglietti, ma noi quando ci imbarchiamo? Come? Dove facciamo le pratiche doganali?. Lui ci risponde che non lo sa, che deve chiedere al pian terreno presso gli uffici che si occupano dei passeggeri. Molto bene, scendiamo e facciamo conoscenza con i pochi che a noi erano rimasti sconosciuti. Due simpatici signori ci chiedono la copia dei passaporti e poi ci spiegano che sarebbe meglio sentirsi telefonicamente il giorno prima per accordarci sui dettagli dell’imbarco. Ci spiegano che ci accompagneranno loro alla polizia per farci apporre i timbri di uscita e che per quanto ci riguarda dovremmo essere a posto. Un’altro collega della porta a fianco invece ispeziona tutta la nostra burocrazia e anche lui conferma che per l’ingresso della nostra casa mobile al porto non è necessario altro, pare propio che abbiamo finito, non ci resta che monitorare su internet la posizione della nostra nave e vedere cosa succede.

Posizione della Grande Nigeria

 

 

 

 

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6 comments

  1. Dino Giuseppini

    Ho letto d’un fiato, mi sono immedesimato nella vostra avventura nell’avventura, non so se basta dire “est l’Afrique” .. che pazienza!! Ma l’importante è andare avanti, è viaggiare. In bocca al lupo!

  2. Grandi santa pazienza…

  3. Che lunga storia…. Molto complicata…
    Però alla fine ce l’avete fatta!
    Complimenti per la pazienza.

    • Grazie Fulvio, ora siamo sulla nave, il nostro Valentino lo vediamo ancora parcheggiato giù, speriamo di vederlo salire 😆

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