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L’isola di Gorée

Abbiamo sfruttato l’occasione della sosta di qualche giorno a Dakar per andare visitare la bella isola di Gorée che si trova a poco più di venti minuti di battello dal porto centrale. Valentino si trova parcheggiato all’interno di un bel centro Ippico nei pressi del quartiere di Hann Marinas, poco distante da uno dei mercati del pesce più incasinati e fatiscenti che ci sia capitato di vedere fin ora. Fortunatamente il parco del centro Ippico è sufficientemente grande per tenerci a distanza dai camion incolonnati lungo l’unica via che conduce al mercato e dove, direttamente dalla spiaggia brulicante di persone che scaricano pescato dalle piroghe, vengono riempiti per trasportare il pesce nei ristoranti.

Andiamo al porto, luogo che ormai conosciamo molto bene per via delle pratiche doganali che abbiamo dovuto eseguire al fine di imbarcarci per il Sud America, e ci avviciniamo all’ingresso dove ci attende un militare che ci chiede i passaporti. Quando diciamo al gendarme che non li abbiamo con noi e che dobbiamo solo andare a Gorée lui prende tempo iniziando a guardarsi in giro. Dopo un paio di minuti di ci dice: “Se mi date 5000 Franchi entrate!”. Gli rispondiamo dicendogli che piuttosto torniamo a casa a prendere i passaporti (anche se sappiamo bene che tra andata e ritorno del taxi il prezzo che andremmo a pagre sarebbe lo stesso). Facendo un po’ di scena il militare abbassa il suo prezzo a 2000 Franchi. Gli diciamo che è ancora troppo, che per 1000 chiudiamo l’accordo e lui – seppur all’inizio pareva non cedere – accetta. Con molta scaltrezza intasca i 2000 Franchi che gli passiamo in mano e con gentilezza – ma non troppa – gli diciamo: “Il resto!”. Lui fa un po’ di storie e tira fuori i 1000 che ci deve. Siamo nel porto!

Fatti due passi ci si avvicina la solita guida, che ci propone il giro guidato dell’isola, naturalmente anche questo ci dice che è obbligatorio, che sull’isola poi dovremmo pagare di più, ecc. ecc. Capisce in fretta che non gli daremmo un centesimo e quindi ci lascia stare. Paghiamo il biglietto del traghetto 5200 Franchi, che equivalgono circa ad 8 Euro ciascuno, non poco, anche perchè i Senegalesi ne pagano 1500. La traversata è rapida, e ormeggiato il traghetto sul porto ci troviamo nella piazza centrale caratterizzata da edifici in stile coloniale. Uno dei primi che salta all’occhio è il posto di polizia, che di fatto è una storica cappella costruita dai Portoghesi e che i cartelli indicano come essere la prima costruzione edificata sull’isola.

L’isola di Gorée è conosciuta in tutto il mondo sopratutto per via della relevanza che ha avuto durante il commercio degli schiavi. A due passi dal porto è possibile infatti visitare la Maison Des Esclaves, una costruzione della fine del 1700 presso cui vi è quella che viene chiamata la “Porta del non ritorno”, ovvero la soglia che gli schiavi varcavano per l’ultima volta prima di abbandonare per sempre la loro terra. Molti importanti uomini politici sono venuti a visitare questo luogo, tra cui Mandela, Obama e Papa Giovanni Paolo II. Nella relatà dei fatti gli storici sembrano aver dimostrato una limitata rilevanza di questo luogo nel traffico di esportazione degli schiavi, resta di fatto un posto simbolico e capace di ricordare un perido negativo per la sotria dell’umanità.

Proseguendo la passeggiata sull’isola si può salire in cima alla collina su cui è stata costruita una fortezza a protezione del porto di Dakar, qui tra diverse bancarelle di artisti locali, vi sono i resti dell’artiglieria utilizzata nella seconda guerra mondiale tra cui due enormi cannoni da 240 mm il cui peso di ognuno è di oltre 14 tonnellate.

La fortezza, oggi utilizzata in modo fantasioso dai locali in parte come abitazione, in parte come luogo in cui esporre le proprie mercanzie si affaccia su Dakar che è visibile da lontano sotto la sua consueta cappa di smog.

In questo periodo non vi sono molti turisti sull’isola, così i tanti ristoranti che si affacciano sul porto sono praticamente vuoti. Noi pranziamo come di consueto nel modo più economico possibile, capitando in un simpatico negozio che per pochi spiccioli ci confeziona un ottimo panino con omelette che guarniamo con Ketchup, Senape e il calssico pigmento super piccante che va tanto di moda da queste parti.

Sull’isola è presente anche un bel museo, il cui costo di ingresso è di 500 Franchi a persona, che raccoglie parecchie testimonanianze relative sia alla storia di Gorée che di quella Africana in generale. Oltre alla grande riproduzione di un vascello Negriero sono infatti presenti dei reperti archeologici sia ritrovati sull’isola che in altri luoghi del Senegal.
La piacevole giornata trascorsa fuori Dakar prosegue con la visita dei piccoli vialetti che percorrono tutto il piccolo paese. Qui sono visibili molte costruzioni coloniali che si trovano tuttavia in pessime condizioni, tra queste c’è il vecchio pallazzo del governatore di Gorée, di cui oggi rimane poco più che lo scheletro. Anche questo comunque viene ampiamente utilizzato dai locali sia come luogo per far prendere un po’ d’ombra al bestiame che come piccolo mercato.

Dietro la piazza principale dell’isola si trova una grande spiazzo sterrato dove è possibile incontrare ogni genere di attività, venditori, politici, mendicanti, animali al pascolo e bambini che giocano a pallone sfruttando anche una grande porta situata proprio in un angolo della piazza. Seppur nel periodo del Ramadan vi è molta gente in giro, ognuno intento a portare a termine le proprie faccende nel modo più rapido possibile in modo da evitare di stare troppo tempo sotto al sole.

Torniamo in mare imbarcandoci sul traghetto che ci riporterà a Dakar dopo aver scoperto e imparato qualcosa di nuovo sulla storia di questo paese. Come dopo ogni visita in luoghi che hanno segnato la storia dell’umanità in modo negativo ci rimane un pò di amaro in bocca, ma è normale ed è comunque importante provare questa sensazione di disagio in modo da ricordare a noi stessi degli errori fatti per non ripeterli mai più.

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