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Entriamo in Senegal

La decisione di entrare in Senegal è nata appena qualche centinaio di chilometri più a Nord rispetto a dove ci troviamo ora, a Nouakchott, capitale della Mauritania. Il nostro Valentino è parcheggiato sulla spiaggia, al riparo dal vento in una specie di campeggio dove sostanzialmente si recano solo dei turisti locali. La spiaggia davanti a noi è enorme, la possibilità di fare delle lunghe passeggiate sul bagnasicuga e il piacevole incontro con la realtà dei pescatori ci stanno facendo rilassare un po’ dopo il lungo viaggio nel deserto, dove il caldo, anche a solipochi chilometri dal mare era davvero percepibile.

Tra due giorni inizia il Ramadan quindi la spiaggia è affollata di ragazzi e famiglie che si godono gli ultimi momenti in cui possono mangiare liberamente a qualsiasi ora. Tra la folla spuntano barbecue, casse piene di bevande, frutta, yogurth e tanta, tanta voglia di divertirsi. Il loro divertimento si mischia al lavoro dei pescatori, che noncuranti di chi gli gira attorno portano avanti il loro lavoro.

Passiamo tre giorni a Nouakchott, siamo abbastanza lontani dal suo caotico centro, dove andiamo spesso per capire come procedere nel nostro viaggio. Per entrare in Senegal sarebbe previsto il Carnet de Passage En Douane, famigerato documento che per essere ottenuto necessita di una fidejussione bancaria di un importo variabile a seconda del valore e dell’età del veicolo ma che di fatto rispetta il canone decisionale “ad a cazzum” ovvero a seconda di come gira il momento. Noi naturalmente questo documento non ce l’abbiamo, figurarsi, neanche sapevamo di voler arrivare fin qui. In assenza di carnet sarebbe previsto – leggendo sul sito della dogana Senegalese – il rilascio di un passavant della durata massima di 10 giorni, rinnovabile poi per altri 15 + 15 a Dakar. “Fantastico”, diciamo noi, ma è abbastanza risaputo tra i viaggiatori che provenendo dalla Mauritania questa regola non viene rispettata dai doganieri Senegalesi, che bloccano l’accesso avanzando scuse inerenti all’anzianità dei veicoli. In effetti non sarebbe possibile importare “definitivamente” in Senegal veicoli più vecchi di 8 anni (10 per i camion) ma: “glielo spieghi tu ai doganieri che si sbagliano? Noi vogliamo solo transitare, non venderci la casa a quattro ruote a Dakar!”.

Detto questo procediamo dicendo che è altrettanto risaputo che in qualche modo si entra, anche se leggendo tra i racconti delle varie esperienze emerge una grande confusione. Pare abbastanza chiaro però che le frontiere aperte tra Mauritania e Senegal sono due, Diama e Rosso e la seconda, che prevede anche un traghetto sul Senegal è quella da evitare assolutamente a causa dell’elevata corruzione e della quantità di fixer che costantemente si attaccano al collo dei turisti. Leggendo di Rosso si viene a conoscenza di storie assurde, persone che attendono giorni in frontiera, persone che hanno pagato 1000$ per entrare in Senegal e poterci stare solo due giorni, altri scortati a Dakar da un doganiere, insomma un casino. A Diama, forse perchè per raggiungerla si deve percorrere una pista, la sitauzione pare più tranquilla, diciamo umana.
Scelta quindi Diama il nostro dubbio è questo: se ci chiedono troppi soldi per entrare? Dovremmo tornare indietro e rifare il visto per la Mauritania per entrare nuovamente. E se per qualche motivo non si può fare a Diama? Bel casino anche questo, ci toccherebbe restare nella terra di nessuno!
Non possiamo far altro che andare e capire come gira la situazione, daltronde si vive solo una volta!

Sono circa 200 i chilometri che separano la capitale della Mauritania al confine e l’asfalto che si percorre dobbiamo dire non è in grandissime condizioni. Qualche tratto si salva, in altri avremmo preferito la sua totale assenza. Fortunatamente il traffico è totalmente assente, già apochi chilometri a Sud di Nouakchott non incrociamo più nessuno, neanche uno dei tanti vecchi camion Mercedes 911 che abbiamo visto fino a ieri un po’ ovunque.

Il paesaggio cambia drasticamente a circa 50 chilomentri dal bivio per Diama, la vegetazione fatta prevalentemente di acacie si infittisce, la sabbia delle dune – sempre più presenti – passa da un colore bianco intenso a quello di un arancione caldo.
Arriviamo al bivio, che ci siamo segnati sul GPS avendo letto di molti tentativi dei locali di deviarti su Rosso con la scusa di impraticabilità della pista per Diama per piogge. In realtà noi non troviamo nessuno, quindi prendiamo la nostra direzione senza interruzioni.

L’aslfato di questo tratto è a dir poco perfetto, 40 chilometri e ci troviamo sulla pista che attraversa il parco Diawiling. Lo sterrato di fatto è un terrapieno che può essere percorso da qualsiasi vettura. Il parco è molto bello, sopratutto perchè appena pochi chilometri a Nord il mondo appariva completamente diverso. Si avvistano moltissimi uccelli, facoceri, e leggendo i cartelli descrittivi lungo la strada, pare che vi siano anche dei coccodrilli. L’acqua ci circonda, il fiume Senegal è a due passi e la sua presenza si percepisce grazie alla fittissima boscaglia di canne che costeggiamo per circa 30 km finchè non arriviamo all’ingresso Sud del parco, dove paghiamo 4000Q (moneta Mauritana) per il passaggio.

Siamo davanti alla frontiera Mauritana e ci tornano in mente tutte le storie lette, siamo un po’ timorosi, alla fine abbiamo percorso tantissimi chilometri per arrivare fin qui e la delusione (per non chiamarla fregatura) potrebbe essere dietro l’angolo.
Approcciamo la dogana e naturalmente un Fixer, l’unico, si avvicina. Riusciamo a togliercelo dai piedi davvero in fretta, è bastata solo un po’ di sicurezza e un minimo di faccia tosta.
Le pratiche Mauritane si rivelano semplicissime e rapide, in pratica avanziamo fino alla prima sbarra, entriamo nell’ufficio e sbrighiamo la faccenda con chi ci sta davanti. Poi avanziamo sino alla sbarra successiva, morale: Polizia, poi Dogana, poi Gendarmeria e siamo fuori in circa 20 minuti (praticamente da record). Molto importante è che ci rendiamo subito conto che qui potremo rifare il visto per un nuovo ingresso, quindi nessun problema anche in caso di KO da parte dei Senegalesi, ora non ci spaventa più nulla!
Da qui attraversiamo la diga sul Senegal, la terra di nessuno e siamo davanti alla dogana. Qui tutto alla fine dei conti si rivela ancora più semplice, si va alla polizia, si pagano 10 euro (non sapremo mai se sia una tassa prevista o meno) poi alla dogana, dove ci aspettiamo i problemi. Il militare che ci troviamo davanti ci mette due minuti a liquidarci: “non potete entrare” ci dice. Facciamo i fessi, spiegando che sapevamo di qualche possibilità, che amiamo il Senegal, che abbiamo bisogno di entrare, che abbiamo fame, che siamo senza soldi, che siamo Italiani pizza e mandolino, che in Muritania c’è stata l’invasione di cavallette, che siamo disperati, ma nulla, la sua risposta è sempre la stessa: “non potete entrare, veicolo vecchio, Mauritania”.
A questo punto interviene un uomo, civile, ben vestito e con occhiali firmati, che ha seguito la scena comodamente seduto nell’ufficio del doganiere masticando il legno con cui qui si puliscono i denti. Questo prende le carte in mano, le agita con sicurezza e fierezza e si mette a ridere parlando con il doganiere che abbiamo di fronte, dicendogli (tradotto dal Francese): “guarda che ti sbagli, c’è una soluzione, gli fai un passavant con un permesso speciale che gli faccio io”. Gli batte la pacca sulla spalla, lo sberleffa, lo tratta come uno scopino. “Eccoci qui!” pensiamo assistendo alla loro discussione!
Ok, si tratta quasi certamente di una scena trita e ritrita e appena questo signore si rivolge a noi inizia la trattativa: “Ok, ma quanto costa?” gli chiediamo. Lui: “500$”. “Cosa? Te ne diamo 50”. Alla fine saranno 300.
Concordata la cifra tutto si rilassa, il personaggio sparisce per un po e poi torna indietro con un foglio (che noi sappiamo non avere nessun valore) e dopodichè è lui che istruisce il doganiere (dopo avergli passato l’equivalente di circa 10 Euro in moneta Senegalese) su cosa deve scrivere sul nostro permesso di ingresso. La situazione è surreale, i colleghi del doganiere con cui abbiamo parlato ridono, come se prendessero in giro il nuovo collega arrivato, ma il bello è che alla fine di tutto ci rilasciano un passavant che avrà una validità di ben sette giorni. Siamo in Senegal.

In pratica si è rivelata essere la frontiera più semplice che noi si sia mai attraversato, certo una delle più corrotte in assoluto.

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