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Bin El Ouidane

Valentino si è guadagnato il lago di Bin El Ouidane dopo aver percorso due bellissimi tratti di strada asfaltata tra le montagne dell’Atlante. Partiti la mattina – non troppo presto a dire il vero – dal camping Zebra di Ouzoud ci siamo incamminati verso le bellissime gole dell’Oued El Abid in direzione di Ait Attab seguendo la P3105. Pochi chilometri dopo la partenza incrociamo una nuova strada che attraversa la montagna e conduce ad Azilal, è proprio vero che qui in Marocco le strade spuntano come i funghi. Noi proseguiamo dritto e la strada sale rapida, ma Valentino va piano, quindi abbiamo tutto il tempo di ammirare il panorama. Raggiunto il sito di installazione di alcune antenne telefoniche ci fermiamo per scattare delle foto e – come spesso accade – in men che non si dica abbiamo trovato una guida che ci accompagna a piedi poco distante, dove si possono ammirare le gole da un punto panoramico. L’uomo è il guardiano dell’impianto radiotrasmissivo, si occupa di controllare che tutto funzioni regolarmente ed eventualmente, se ce ne fosse bisogno, è preposto a girare la chiave dei generatori per ricaricare le batterie.

Gole Ouzoud

Proseguiamo per la stretta e tortuosa strada di montagna in un continuo sali e scendi senza soluzione di continuità passando attraverso foreste di pini che d’improvviso lasciano spazio a friabili blocchi d’arenaria rossa. I colori che contrastanti rendono il nostro tragitto ricco di fascino, la vita si percepisce attraverso la luce riflessa nell’acqua di alcuni torrenti che spesso vengono sapientemente incanalati per costruire rudimentali ma ingegnosi impianti di irrigazione.

Quando arriviamo all’altezza del fiume ci troviamo di fronte ad uno stretto ponte di ferro dove il nostro Valentino non è in grado di passare. Fortunatamente qualche centinaio di metri prima del ponte esiste un passaggio fuoristrada che attraversa il fiume con un piccolo guado. Il Marocco ci ha abituato a queste situazioni, spesso le strade vengono allargate, asfaltate ma i ponti sono sempre gli ultimi ad essere rinnovati, quindi un passaggio come questo esiste quasi sempre (Inshallah).

Gole

Il fitto bosco si dirada rapido mentre si perde leggermente quota in direzione della strada principale N8. La pianura si mostra improvvisamente dietro un crinale facendoci ricordare quanto è distante da qui il mare. Fitti campi coltivati si presentano dall’alto come opera dell’uomo che contrasta la rigidità del terreno e del clima in cui è costretto ad operare. Eppure grazie all’utilizzo di un sistema di irrigazione a canali che sfrutta l’acqua trasportata a valle per generare energia elettrica in questa regione l’agricoltura è abbondante e rigogliosa.

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Raggiunta la strada principale ci troviamo nuovamente immersi nel traffico e nel fermento tipico dei piccoli e medi centri abitati marocchini. Intensi scambi di merce si mostrano particolarmente attivi nei pressi di un grosso stabilimento che produce zucchero. Fuori da questo moderno centro industriale vi sono centinaia di sacchi contenenti il materiale di scarto della lavorazione delle barbabietole che qui prendono una nuova svita. I soliti baracchini che vendono prodotti locali qui si trasformano in grossi magazzini di smercio di sacchi da 50kg contenenti scarti organici.

E’ ora di risalire sulla montagna, questa volta percorrendo una delle strade che da molte guide turistiche viene considerata tra le 10 più belle di tutto il Marocco, la 304, che dalla N8 conduce ad Azilal, praticamente a pochi chilometri da dove ci trovavamo questa mattina.

La strada sale davvero rapidamente, partendo da quota 500 metri circa s.l.m. in soli 4 chilometri raggiunge i 1300 metri s.l.m. sempre restando a picco sulla pianura. Si passa praticamente sopra e sotto l’imponente impianto idroelettrico a due step che alimenta l’intera regione. I due bacini artificiali di riserva sono visibili dalla strada e immaginare il funzionamento delle pompe e delle turbine che generano energia è a dir poco elettrizzante.

Ci fermiamo a mangiare appena ripresa un po di quota, una buona insalata di cipolle, pomodori, cetrioli e tonno gustata accompagnata da dell’ottimo pane acquistato caldo presso una Boulangerie di Ouled Ayad.

Bin El Ouidane Lake

Arriviamo al lago Bin El Ouidane appena dopo aver attraversato l’omonima diga (che non può essere fotografata) e due tunnel che fortunatamente hanno un altezza massima di 5.5 metri, abbondanti anche per noi. La diga, che ha reso possibile la formazione del lago, è considerata – con i suoi 130 metri di altezza e circa 300 di larghezza – la più alta di tutta l’Africa e oltre a fornire energia elettrica a tutta la regione consente di irrigare circa 70.000 ettari di terreno su una distanza di oltre 120 km. Ci fermiamo a scattare qualche fotografia appena il lago si mostra in tutta la sua fierezza, l’acqua tinta di azzurro cristallino stride con l’arido e aspro panorama che la circonda. L’atmosfera è surreale e lo diventa ancora di più venendo a sapere che questo lago, profondo diverse decine di metri, è popolato da Carpe di oltre 30Kg di peso. Non a caso in questo lago si radunano sportivi amanti della pesca alla caccia del pesce perfetto.

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Ci accampiamo su una delle penisole che si proiettano nel lago, dove grazie alla presenza di alcuni grandi Pini troveremo riparo nel caso il sole dovesse scaldare troppo. Il luogo è magnifico, lo raggiungiamo grazie ad una piccola pista che taglia in due una lingua di terra che unisce la costa a questo isolotto. Alcune tracce di ruote affondate nel terreno fangoso ormai secche ci fanno pensare che non sempre sia possibile raggiungere questo luogo, ma per ora non ci sono problemi, quindi il nostro campo è piazzato in pochi minuti.

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